Un missile iraniano colpisce una base in Kuwait: cinque americani feriti e due droni pesantemente danneggiati
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Redazione Esteri
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Una nuova, grave escalation tra Stati Uniti e Iran ha preso di mira, nelle ultime ore, il territorio kuwaitiano. Un missile balistico, identificato come un Fateh-110, è stato lanciato dall’Iran contro la base aerea di Ali Al Salem, una struttura situata a circa 65 chilometri a nord-ovest di Kuwait City che ospita regolarmente personale e mezzi militari statunitensi.
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Sebbene le difese aeree del Kuwait siano riuscite a intercettare il proiettile prima che raggiungesse l’obiettivo designato, i detriti della sua esplosione in volo sono precipitati all’interno del perimetro della base, causando danni e feriti tra i presenti.
L’attacco, avvenuto a distanza di poche ore da azioni militari americane nella regione di Bandar Abbas, rischia ora di minare ulteriormente la già fragile tregua in vigore da aprile tra Washington e Teheran. editorialedomani +3
L’attacco e le conseguenze immediate sull’equipaggiamento e sul personale
L’impatto dei rottami, secondo quanto riferito da fonti vicine all’intelligence citate dall’agenzia Bloomberg, ha avuto conseguenze sia umane che materiali.
Il bilancio parla di cinque cittadini americani rimasti lievemente feriti: tra loro figurano sia contractor che personale militare in servizio attivo, un dettaglio che testimonia la commistione di ruoli presente nelle basi operative all’estero. Sul fronte dei danni ai mezzi, l’evento è stato particolarmente oneroso. editorialedomani +3
Due droni MQ-9 Reaper, velivoli senza pilota dal costo stimato di circa 30 milioni di dollari ciascuno e fondamentali per la ricognizione e gli attacchi mirati, sono stati gravemente danneggiati.
Una delle fonti consultate, in possesso di una conoscenza diretta dell’accaduto, ha addirittura specificato che uno dei due droni risulterebbe completamente distrutto, mentre l’altro avrebbe subito danni tali da richiedere interventi di riparazione molto complessi. editorialedomani +3
Le rivendicazioni e le contro-accuse tra Washington e Teheran
La natura dell’attacco è stata chiaramente definita dalle autorità militari iraniane. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivendicato la paternità del lancio del missile, descrivendolo come un’azione punitiva diretta contro quella che definisce la “fonte” delle recenti operazioni statunitensi.
Nel mirino di Teheran c’è l’attacco americano contro un sito militare nella città portuale strategica di Bandar Abbas, avvenuto poco prima, che ha visto anche l’abbattimento di droni iraniani nello Stretto di Hormuz. ilroma +3
Sul fronte opposto, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) non ha tardato a rispondere, bollando l’azione iraniana come una “violazione inaccettabile” della tregua in corso. Il governo del Kuwait, dal canto suo, ha ufficialmente condannato l’aggressione, parlando di “attacchi criminali” e di una pericolosa violazione della propria sovranità nazionale, pur confermando il successo delle proprie intercettazioni missilistiche. ilroma +3
Il contesto geopolitico e le reazioni ufficiali del Kuwait
Questo attacco arriva in un momento di altissima tensione, mentre la Casa Bianca stava valutando una possibile estensione del cessate il fuoco dopo un incontro nella Situation Room che, stando alle cronache, si è concluso senza alcuna comunicazione ufficiale.
L’episodio dimostra come la linea di demarcazione tra difesa e attacco sia estremamente sottile: un missile può essere intercettato, ma la pioggia di detriti che ne consegue – come successo ad Ali Al Salem – può comunque provocare feriti e ingenti perdite economiche. ilsole24ore +3
La reazione di Kuwait City è stata di ferma condanna, con il ministero degli Esteri locale che ha stigmatizzato l’azione iraniana senza però rilasciare dichiarazioni sui dettagli operativi della contraerea o sulla presenza specifica di determinate attrezzature belliche nella struttura colpita.
Il portavoce della diplomazia iraniana, dal canto suo, aveva già avvertito nei giorni scorsi di essere pronto a prendere “tutte le misure necessarie per difendere la sovranità nazionale”, una promessa che si è concretizzata con questo attacco missilistico transfrontaliero. editorialedomani +3




