La crisi francese scuote i mercati, spread e timori di troika salgono
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Redazione Esteri
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La turbolenza politica che sta investendo la Francia, la cui instabilità governativa rischia ormai di tramutarsi in una crisi di regime, sta producendo ripercussioni finanziarie di vasta portata, aggravando le già precarie condizioni del mercato obbligazionario europeo e non solo. Mentre dall’altra parte dell’Atlantico gli investitori devono fare i conti con le pressioni del presidente Donald Trump sull’autonomia della Federal Reserve, in Europa è il panico da spread a farla da padrone, con i rendimenti dei titoli di stato francesi che schizzano in alto e trascinano con sé quelli di altri paesi dell’area. La paralisi istituzionale di Parigi, che alcuni paragonano – forse enfatizzando i toni – al periodo buio della Grecia, alimenta il timore di un possibile intervento esterno, un’ipotesi che, sebbene remota, comincia a serpeggiare con insistenza nei corridoi di Bruxelles e fra gli analisti.
La tensione è palpabile e trova una sua chiara espressione nelle dichiarazioni infuocate di Jean-Luc Mélenchon, il leader della sinistra radicale, il quale, dopo aver definito il caos “Macron” in un’intervista radiofonica, ha annunciato l’intenzione di avviare una procedura di destituzione del presidente il prossimo 23 settembre. Questa mossa, che si inserisce in un clima di profonda sfiducia verso le istituzioni, rischia di bloccare ulteriormente i processi decisionali in un momento in cui il paese avrebbe invece bisogno di una guida ferma e di misure economiche chiare. La gravità del momento è stata del resto implicitamente riconosciuta dallo stesso ministro delle Finanze, Eric Lombard, il quale, in un’altra intervista, non ha potuto escludere il rischio di un intervento del Fondo monetario internazionale qualora la crisi di governo dovesse approfondirsi.
Sullo sfondo di questo scontro politico, che ha trasformato la promessa di una scalata himalayana del governo in un pantano senza via d’uscita, pesa come un macigno il debito pubblico francese, il quale supera la soglia dei 3300 miliardi di euro. I mercati, che qualcuno di loro teme possa preludere a un ritorno della cosiddetta troika, composta da Bce, Commissione Ue e Fmi. La paura non è tanto un default immediato, quanto piuttosto un lungo periodo di stallo, di austerity forzata e di perdita di sovranità economica, scenario che avrebbe conseguenze nefaste per l’intera architettura dell’Unione.




