Il franco svizzero non conosce crisi e continua la sua corsa, con il cambio sceso sotto quota 0,77 sul dollaro e il euro che arranca poco sopra 0,90.
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Redazione Economia
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L’appetito per i beni rifugio, in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dall’incertezza sulle politiche commerciali promosse dall’amministrazione Trump, ha spinto gli investitori verso la valuta elvetica, determinando un rafforzamento che ormai da tempo ha portato il franco a valere più dell’euro e del biglietto verde. Venerdì scorso, le contrattazioni hanno chiuso a 0,77 franchi per dollaro, toccando di fatto i livelli più bassi degli ultimi dieci anni, un dato che certifica il proseguimento della fase ribassista avviata già alla fine di gennaio, quando era stato violato il supporto di 0,7850 franchi.
La forza del franco e la reazione della Banca nazionale svizzera
Questa dinamica, lungi dall’essere un fenomeno isolato, si inserisce in un più ampio movimento che vede il franco svizzero guadagnare terreno nonostante le politiche monetarie estremamente accomodanti portate avanti dalla Banca nazionale svizzera (BNS). L’istituto d’emissione, che nel corso degli ultimi mesi ha ridotto il tasso di riferimento fino a portarlo allo zero per cento – una mossa volta a contrastare le pressioni deflazionistiche e a sostenere l’economia – si trova ora a dover fare i conti con gli effetti collaterali di un apprezzamento valutario ritenuto eccessivo e potenzialmente pericoloso per la stabilità dei prezzi interna. La BNS, infatti, ha più volte manifestato la propria preoccupazione per la rapidità dell’apprezzamento e ha recentemente dichiarato, per bocca di un portavoce, di aver aumentato la propria disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi. L’obiettivo dichiarato è quello di attenuare una corsa del franco che, se dovesse proseguire con questa intensità, potrebbe minacciare proprio quella stabilità dei prezzi che la banca centrale è chiamata a garantire, rendendo le esportazioni più care e importando di fatto deflazione.
Il contesto dei mercati: oro e materie prime
Parallelamente alla forza della valuta, prosegue senza sosta anche la corsa dell’oro, altro classico bene rifugio per eccellenza, che continua a vedere flussi di acquisto significativi in un'ottica di protezione del capitale. In controtendenza rispetto a questi asset, si segnala invece il proseguimento del calo del prezzo del cacao, una dinamica che risponde a logiche diverse, legate più alle aspettative sui raccolti e alle dinamiche della domanda globale che non ai flussi speculativi legati al rischio geopolitico.
L’euro e lo scenario internazionale
Il cambio con la moneta unica europea, dal canto suo, naviga stabilmente poco sopra la soglia psicologica di 0,90 franchi per euro, un livello che solo pochi anni fa sarebbe apparso impensabile e che invece oggi rappresenta la nuova normalità per i mercati valutari. L’attuale scenario, caratterizzato da una domanda robusta per il franco, mette in luce come la valuta abbia ormai superato – e non da ora – il valore delle principali controparti, nonostante gli sforzi della BNS. Il combinato disposto tra un’economia svizzera che, nonostante tutto, mostra alcuni segnali di resilienza e un contesto esterno che spinge alla ricerca di porti sicuri, continua a giocare a favore del franco, ponendo la banca centrale di fronte a un bivio complesso: intervenire massicciamente per indebolire la propria moneta, con il rischio di alimentare aspettative di ulteriori acquisti, oppure accettare una quotazione elevata come prezzo da pagare per la stabilità e la fiducia di cui gode la piazza finanziaria elvetica.




