Meloni in silenzio elettorale: il sostegno a Kiev senza strappi con Washington

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgia Meloni sceglie la via del silenzio. Mentre i principali leader europei che sostengono l'Ucraina moltiplicano le dichiarazioni in difesa di Volodymyr Zelensky, la presidente del Consiglio italiana evita di esporsi pubblicamente sulla crisi aperta dallo scontro alla Casa Bianca tra il presidente ucraino e Donald Trump. Un atteggiamento che non passa inosservato, a Roma come a Bruxelles, e che riflette la posizione scomoda nella quale si trova l'esecutivo italiano.

L'equilibrio tra alleanze e opinione pubblica

La premier si trova stretta tra due fuochi. Da un lato la necessità di ribadire il sostegno italiano a Kiev, dall'altro la volontà di non incrinare il rapporto con Washington. La risoluzione di maggioranza che accompagna le comunicazioni di Meloni in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo si limita a confermare il sostegno all'Ucraina "per tutto il tempo necessario, fermo restando l'auspicio di una rapida conclusione dei negoziati di pace", senza alcun riferimento alle recenti tensioni tra Trump e Zelensky.

Il documento impegna inoltre l'esecutivo a lavorare con l'Unione europea, gli Stati Uniti e i tradizionali alleati per una pace basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite.

Le parole di Orsini e il nodo energia

A Milano, nel corso dell'assemblea di Assolombarda, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha affrontato il tema energetico con toni che hanno catturato l'attenzione della platea. Interrogato su un possibile ritorno del gas russo sui mercati, Orsini ha replicato: "Io non entro nel tema gas russo o non gas russo, non è di mia competenza. Io credo che oggi noi abbiamo bisogno di dire anche la verità, che non ci può essere ideologia sull'energia".

Il numero uno degli industriali ha poi collegato la questione energetica alla competitività delle imprese italiane, annunciando che Confindustria porterà a Bruxelles la richiesta di sospensione del sistema Ets, il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione.

Il contesto europeo e le divisioni interne

La posizione italiana si inserisce in un quadro europeo tutt'altro che compatto. Mentre la Commissione europea e diversi Stati membri hanno reagito con fermezza alle dichiarazioni provenienti da Washington, il governo italiano ha optato per una linea di basso profilo. Nella risoluzione approvata alla Camera, il centrodestra evita qualsiasi riferimento alla svolta di Trump e alle sue conseguenze sugli equilibri transatlantici.

La Lega, dal canto suo, continua a chiedere garanzie sul fronte degli aiuti militari, alimentando tensioni interne alla maggioranza che il silenzio della premier non riesce a mascherare del tutto.

Il sostegno confermato a Londra

Il silenzio pubblico non equivale però a un cambio di linea. Pochi giorni prima dello scontro alla Casa Bianca, Meloni aveva incontrato Zelensky a Londra, a margine del vertice dei leader ospitato dal Regno Unito. In quell'occasione Palazzo Chigi aveva ribadito "il sostegno dell'Italia all'Ucraina e al suo popolo e l'impegno, insieme ai partner europei, occidentali e agli Stati Uniti, di costruire una pace giusta e duratura".

La formula utilizzata in quella circostanza contiene già tutti gli elementi della strategia meloniana: sostegno a Kiev, ma senza strappi con Washington, e riferimento esplicito agli alleati atlantici come cornice imprescindibile di qualsiasi soluzione diplomatica.

Le comunicazioni alle Camere

Nelle comunicazioni rese prima al Senato e poi alla Camera in vista del Consiglio europeo, Meloni ha illustrato la posizione italiana sugli ultimi sviluppi del conflitto. Il testo della risoluzione di maggioranza, articolato in dodici impegni, conferma la linea del governo: sostegno all'Ucraina, auspicio di una rapida conclusione dei negoziati, rafforzamento delle capacità operative degli Stati nazionali europei nel quadro della Nato. Nessuna menzione del piano di riarmo varato dalla Commissione europea, nessun accenno alle frizioni tra Kiev e Washington.

La Camera ha approvato il documento con 109 voti favorevoli, 69 contrari e quattro astenuti.

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