Chanel Totti e il divorzio dei genitori: “Solo noi sappiamo come sono andate le cose”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A diciotto anni, o meglio, compiuti da qualche mese, Chanel Totti ha scelto di varcare la soglia del racconto di sé, e lo ha fatto con un’intervista al Corriere della Sera in cui, accanto alla presentazione della sua avventura a Pechino Express – il programma di Sky al via il 12 marzo che segna il suo debutto televisivo – trova spazio, per la prima volta in modo così diretto, una riflessione su ciò che è stato e, soprattutto, su ciò che è accaduto davvero dentro le mura domestiche durante la separazione dei suoi genitori, Ilary Blasi e Francesco Totti. La ragazza, che insieme all’amico d’infanzia Filippo Laurino forma la coppia de “I raccomandati”, una definizione che gioca d’anticipo sull’ironia per sdrammatizzare le inevitabili critiche, non si sottrae alle domande e rompe un silenzio che durava da quasi diciannove anni. “Solo noi sappiamo come sono andate le cose”, affonda Chanel, mettendo un punto fermo, o forse solo una pausa, alla ridda di voci e ricostruzioni che hanno riempito pagine di giornali e salotti televisivi. E in questa frase, secca e netta, c’è tutto il peso di chi quella storia l’ha vissuta sulla propria pelle, lontano dai riflettori ma con lo sguardo costante dell’opinione pubblica puntato addosso. Non è stato facile, spiega, perché quando una famiglia è “sotto i riflettori” ogni crepa diventa pubblica, e a farne le spese, al di là delle cause legali e delle quindici battaglie giudiziarie che ancora oggi vedono contrapposti i genitori -2, sono soprattutto i figli, quelli che dietro ai telefoni e ai social network c’erano davvero, costretti a fare i conti con una realtà complessa.
L’esordio televisivo e il peso di un cognome
L’occasione per questo primo, significativo passo fuori dal guscio è, paradossalmente, un gioco. Pechino Express, con il suo carico di avventura e fatica, diventa per Chanel il contesto ideale per mostrarsi per quella che è, o almeno per come lei stessa si percepisce: una ragazza che, nonostante sia “cresciuta con la camicia”, tiene a sottolineare di non essere viziata, di essere stata educata a determinati valori e di essersi fatta le ossa senza che i genitori le spianassero la strada. “Fino a un certo punto sono raccomandata”, precisa, quasi a voler tracciare un confine netto tra il privilegio del nome e la necessità di cavarsela con le proprie forze, soprattutto in un contesto come quello del reality che la porterà dall’Indonesia al Giappone, passando per la Cina. La scelta di partecipare, racconta, è nata quasi per gioco, trascinata dall’amico Filippo, e stupisce ancora la stessa Chanel, che non aveva pianificato un futuro in televisione, essendo al momento concentrata sugli studi universitari in comunicazione. Eppure, l’idea di mettersi alla prova, di vivere un’esperienza lontana dagli agi e dalla routine, l’ha evidentemente attratta, offrendole anche una tribuna inedita per raccontarsi senza filtri.
Il vortice mediatico e la tutela dei più piccoli
Quando si parla della fine del matrimonio tra i genitori, il racconto di Chanel si fa ancora più misurato, ma al contempo estremamente lucido nel delineare le difficoltà oggettive di una separazione consumata sulla pubblica piazza. “Non siamo né la prima né saremo l’ultima famiglia che attraversa questa cosa”, osserva con pragmatismo, cercando di ricondurre la loro vicenda a una dimensione più umana e meno eccezionale. Ma è subito dopo che arriva il nodo cruciale: la spettacolarizzazione del dolore. La ragazza sottolinea come la vera sfida sia stata quella di preservare la sorella più piccola, Isabel, riuscendo a schermarla dal ciclone mediatico che invece ha travolto lei e il fratello Christian, più grandi e quindi più esposti. La cronaca giudiziaria, d’altronde, continua a raccontare di una guerra legale senza esclusione di colpi, con richieste di mantenimento e controdeduzioni che vedono Francesco Totti contestare l’assegno per i figli ormai maggiorenni e ritenuti, dalle sue parti, economicamente autonomi -4. In questo scenario fatto di carte bollate e querele, le parole di Chanel assumono una valenza quasi di contrappunto: da un lato la guerra tra adulti, dall’altro la necessità dei figli di trovare una propria via per restare vicini a entrambi, “nonostante tutto”.
Una verità protetta e uno sguardo al viaggio
“Al netto di quello che dicono gli altri”, prosegue Chanel nel suo ragionamento, ribadendo il concetto che esiste una verità intima e familiare che nessuna telecamera potrà mai catturare e che nessun Titolo di giornale potrà mai raccontare fino in fondo. Una verità fatta di sguardi, di silenzi, di giorni complicati in cui si impara a convivere con una nuova normalità. La giovane Totti non entra nel merito delle singole accuse, non si schiera apertamente né con l’una né con l’altra parte in questa intervista, ma sceglie una strada più laterale e forse più saggia: quella di riportare l’attenzione su ciò che conta davvero, e cioè il vissuto personale e quello dei fratelli. In questo tentativo di proteggere un nocciolo duro di esperienza privata, Chanel ammette la fatica, specialmente quando si è più piccoli, nel gestire situazioni del genere, e lascia intendere che il solo fatto di esserne usciti, di aver trovato un equilibrio, è già di per sé un risultato importante. E mentre la macchina mediatica continua a occuparsi delle quindici cause pendenti e delle condizioni della villa all’Eur -2, lei si prepara a partire per un viaggio che è geografico ma anche, inevitabilmente, interiore.




