Big Tech, il debito da record per l'AI che sta riscrivendo le regole del mercato obbligazionario europeo
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Redazione Economia
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Il colosso dell'e-commerce ha fatto segnare il record assoluto per volume di emissioni, e insieme ad Alphabet si è imposto come il maggiore emittente nel mercato del debito corporate dell'area euro. Le Big Tech statunitensi, tradizionalmente considerate macchine da cash flow grazie a bilanci solidi e a una capacità di generare utili praticamente illimitata, stanno vivendo una fase di trasformazione epocale.
La corsa all'intelligenza artificiale, con la costruzione di data center, l'acquisto di processori e la gara per assicurarsi l'energia necessaria, impone investimenti così colossali che la sola cassa non basta più. Il risultato è un cambiamento profondo che ha già cominciato a ridefinire il mercato obbligazionario, dove le aziende della Silicon Valley stanno diventando emittenti di debito sempre più ingombranti.
L'allarme della Bce e il peso dei bond in euro
A lanciare l'allarme sull'impatto di questa invasione sono state quattro economiste della Bce – Anne Duquerroy, Oana Furtuna, Imène Rahmouni-Rousseau e Lia Vaz Cruz – che sul blog dell'istituzione di Francoforte hanno analizzato i pro e, soprattutto, i contro di questa tendenza.
I numeri parlano chiaro: le società tecnologiche statunitensi, tra cui spiccano Alphabet, Amazon, Meta Platforms e Microsoft, hanno in circolazione bond per circa 40 miliardi di euro, una cifra che, seppur rappresenti poco più dell'1% degli indici benchmark per i titoli corporate in euro, è cresciuta a un ritmo vertiginoso. Tra il 2025 e il 2026, la loro quota nelle emissioni obbligazionarie denominate in euro è quasi raddoppiata, arrivando a coprire quasi il 10% del totale delle nuove emissioni di debito da parte di società non finanziarie in Europa.
Il fenomeno è talmente significativo che, da sole, le Big Tech hanno assorbito il 15% della crescita delle obbligazioni corporate in euro detenute dagli investitori dell'area nei dodici mesi fino a marzo 2026.
Rating elevati e scadenze lunghe: l'attrattiva per gli investitori europei
Per gli investitori europei, in particolare i fondi pensione e le assicurazioni, questi bond rappresentano un'occasione ghiotta. A differenza di quanto accade per la maggior parte delle aziende europee, che si posizionano su rating tra A e BBB, i giganti americani vantano spesso valutazioni AA- o superiori, offrendo un grado di sicurezza paragonabile a quello dei titoli di Stato.
Inoltre, emettono obbligazioni con scadenze molto più lunghe, contribuendo ad allungare la curva dei rendimenti, un segmento del mercato che le imprese domestiche tendono a utilizzare meno di frequente. L'ingresso di questi colossi, dunque, sta diversificando il mercato obbligazionario dell'eurozona, offrendo maggiore esposizione al settore tecnologico (che rimane comunque tre volte inferiore rispetto agli indici americani) e portando un debito di alta qualità. Ma i rischi per l'economia europea non mancano.
I rischi di un debito senza precedenti e il timore del crowding-out
Il principale timore espresso dalla Bce è che l'enorme appetito di capitale delle Big Tech possa finire per "affollare" il mercato, facendo aumentare i costi di finanziamento non solo per le altre imprese ma potenzialmente anche per i titoli di Stato e i bond sovranazionali. La strada verso questo potenziale effetto di "spiazzamento" è ancora lunga, e le analisi della Bce suggeriscono che per ora gli emittenti europei hanno saputo adattarsi, evitando di collocare i propri bond negli stessi giorni delle emissioni dei giganti americani.
Tuttavia, il futuro potrebbe essere molto diverso. Per finanziare la propria espansione nell'AI, si stima che i cosiddetti "hyperscaler" avranno bisogno di oltre mille miliardi di dollari di spesa in conto capitale entro il 2028, e gli analisti prevedono che la cifra sia addirittura al ribasso. Questa valanga di debito, che secondo JPMorgan ha già superato i 180 miliardi di dollari in emissioni investment grade nel 2026 (quasi il doppio del totale del 2025), pone un interrogativo fondamentale sulla bontà degli attuali rating.
Rating sotto torchio per un'ondata finanziaria senza precedenti
Le agenzie di rating, infatti, potrebbero basare i loro giudizi su proiezioni di ricavi e leva finanziaria che, nell'incertezza del settore dell'AI, rischiano di essere smentite dai fatti, esponendo il mercato a un potenziale "mispricing" del rischio.
Le quattro economiste della Bce, nel loro post, hanno ammonito che "questa potrebbe essere solo l'inizio di un'ondata di finanziamenti di proporzioni senza precedenti", che richiederà a emittenti, intermediari e investitori di adattarsi rapidamente a un aumento del leverage che potrebbe portare a una ridefinizione dei mercati obbligazionari dell'area euro.
In questo contesto, è emblematico il caso di Amazon e Alphabet che, oltre al dollaro e all'euro, hanno già emesso bond in yen, franchi svizzeri, dollari canadesi e sterline, mentre Meta e Oracle, per ora, si sono limitati al mercato statunitense. La diversificazione delle fonti di finanziamento è una strategia, ma la massa critica di capitale assorbita rischia di diventare una variabile strutturale per l'intero sistema economico europeo.
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