Il paradosso francese dei bond: il debito pubblico costa più delle obbligazioni societarie

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C'è un dato che, più di ogni altro, fotografa lo stato di salute del debito francese. Circa il 38% dell'ammontare complessivo dei corporate bond di livello high-grade oltralpe presenta ormai rendimenti inferiori a quelli dei titoli di Stato di Parigi con scadenza analoga. Significa che quasi 215 miliardi di euro di obbligazioni societarie vengono scambiate come se fossero più sicure del debito sovrano, un dato corrispondente a circa diciotto volte i 12 miliardi registrati all'inizio del 2026.

La gerarchia del rischio si ribalta

L'analisi, diffusa da Bloomberg, rovescia la tradizionale gerarchia dei mercati: gli Stati, potendo contare sulla leva fiscale, sono storicamente considerati debitori più affidabili delle imprese. In Francia questa regola non vale più, e la causa è una combinazione di preoccupazioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi di deficit, lo stallo sul nuovo bilancio e le imminenti elezioni presidenziali.

Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Roland Lescure, ha definito "allarmante" il livello di indebitamento pubblico annuale, superiore al 5% del PIL, ammettendo in un'intervista alla BBC che indebitarsi è diventato "più costoso" e che gli investitori richiedono rendimenti maggiori rispetto al passato.

Il rifugio delle multinazionali

Con l'erosione della fiducia nel debito sovrano, le obbligazioni di aziende con una forte esposizione internazionale diventano uno dei beni rifugio più ricercati. L'Oréal e TotalEnergies sono tra i nomi citati come esempi di questa nuova percezione, mentre Air Liquide ha raccolto ordini per circa 12,5 miliardi di euro nell'ambito di un'offerta obbligazionaria da 2 miliardi, con le due tranche a tasso fisso che offrono rendimenti inferiori a quelli dei titoli di Stato francesi.

Per Edward Farley, responsabile dei corporate bond europei investment grade di PGIM, il fattore decisivo è dove le aziende generano i loro ricavi: per L'Oréal e LVMH, la connessione con la Francia si esaurisce quasi interamente nel fatto di avere lì la sede legale. Più cauta è la sua valutazione sulle banche francesi, più strettamente legate al mercato del debito pubblico e con costi di assicurazione contro il default in forte aumento rispetto ad altri istituti europei.

Il precedente spagnolo e la lezione americana

Non è la prima volta che un mercato sviluppato assiste a un'inversione di questo tipo. Durante la crisi del debito sovrano dell'eurozona, alcune obbligazioni societarie spagnole e italiane offrivano rendimenti inferiori a quelli dei rispettivi governi. Lo scorso anno Microsoft è arrivata a quotarsi brevemente a rendimenti più bassi dei Treasury statunitensi, quando il mercato temeva l'impatto dei tagli fiscali sul bilancio federale.

La differenza, nel caso francese, sta nella rapidità e nell'estensione del fenomeno: non riguarda solo le obbligazioni di qualità più elevata, ma coinvolge anche molti titoli con rating BBB, come ha osservato Melissa McCallum, strategist del credito di Barclays.

Il nodo dei reverse Yankee

A complicare il quadro, c'è un fattore che gli economisti della Banca centrale europea avevano segnalato già in agosto, in un articolo passato allora quasi inosservato. Il titolo era "Big Tech, grandi debiti: quando i giganti tecnologici americani attingono al mercato obbligazionario europeo". La tesi è che l'enorme ondata di emissioni di "reverse Yankees" da parte dei colossi californiani dell'intelligenza artificiale rischia di complicare la gestione del debito pubblico di alcuni dei principali governi europei.

Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle rappresentano ormai poco meno del 10% del debito denominato in euro emesso da società non finanziarie, con circa 40 miliardi di obbligazioni in circolazione. Le loro esigenze di finanziamento per i data center legati all'intelligenza artificiale supereranno i mille miliardi di dollari entro il 2028, e la competizione per attrarre capitali rischia di spingere verso l'alto i costi di finanziamento per tutti gli emittenti, inclusi gli Stati.

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