Garlasco, la difesa di Sempio punta sull'impronta numero 40: «Non è il suo piede»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A quasi vent'anni dall'omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco torna a concentrarsi su un dettaglio apparentemente minuto ma potenzialmente decisivo: la misura della scarpa lasciata dall'assassino sulla scena del crimine. La difesa di Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, ha depositato una serie di consulenze tecniche che ribaltano la lettura consolidata delle impronte a pallini trovate nella villetta di via Pascoli, sostenendo che quelle tracce corrispondano a una calzatura numero 40 e non a una 42.

Le conclusioni dei consulenti e la «prova a discarico»

Il lavoro dei tecnici Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis, incaricati dai legali Angela Taccia e Liborio Cataliotti, si è concentrato sulla cosiddetta traccia 6, l'impronta ritenuta più completa e rilevata sul pavimento del bagno. Attraverso un'acquisizione tridimensionale dei campioni e la sovrapposizione digitale con un modello prototipato in scala, i consulenti sono giunti alla conclusione che l'impronta presenti «una maggiore corrispondenza dimensionale con la taglia 40 piuttosto che con la taglia 42».

Per la difesa si tratta di un elemento che escluderebbe non solo il piede di Sempio, che calza stabilmente il 44, ma anche la calzatura Frau taglia 42 che era stata associata in via definitiva ad Alberto Stasi. Cataliotti non ha usato mezzi termini, definendo questa consulenza «una formidabile prova a discarico».

L'anomalia industriale e il confronto con le scarpe originali

Per arrivare a queste conclusioni, i consulenti hanno acquistato sei paia di scarpe Frau usate, dalla taglia 39 alla 44, ed effettuato i rilievi presso un opificio specializzato nella progettazione di stampi industriali. L'analisi ha evidenziato che la misura esterna del battistrada non coincide con lo spazio anatomico utile per il piede, un aspetto che rende il semplice numero stampato sulla suola un indicatore ingannevole. È stata inoltre riscontrata un'anomalia produttiva tra la taglia 40 e la 41, derivante dall'adattamento degli stampi per le linee miste uomo e donna.

Sul versante della traccia 33, l'impronta palmare rinvenuta sul muro delle scale che conduce alla cantina, i difensori sostengono che non sia attribuibile al loro assistito e contestano che vi sia traccia di sangue, puntando sull'insufficienza delle minuzie necessarie per un confronto scientificamente valido.

La richiesta di rinvio a giudizio e il nodo della revisione

Sul piano processuale, la strategia della difesa appare orientata a chiudere rapidamente la fase di indagine. L'avvocata Taccia ha definito «molto probabile» la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura e ha spiegato le ragioni di questa posizione: «Andrea Sempio non può essere indagato a vita, tanto vale andare a processo e accertare una volta per tutte la realtà dei fatti, perché se no non vive più». La difesa valuterà se optare per il rito abbreviato o ordinario solo nel momento in cui la richiesta arriverà formalmente.

Resta sullo sfondo una questione di legittimità costituzionale che i legali potrebbero sollevare: la coesistenza di un condannato in via definitiva, Alberto Stasi, in attesa di una eventuale revisione, e di un nuovo imputato per lo stesso reato solleva interrogativi sui tempi e sulle modalità del nuovo giudizio.

Il Dna conteso e la figura dell'ignoto

Oltre alle impronte, le consulenze depositate affrontano il tema delle tracce genetiche rilevate sotto le unghie di Chiara Poggi. La genetista Marina Baldi, incaricata dalla difesa, contesta l'attribuzione del profilo a Sempio sostenendo che l'aplotipo Y identifichi un lignaggio paterno e non una singola persona. Secondo le note depositate, le altezze dei picchi mostrerebbero la presenza di un secondo contributore maschile reale, non minoritario, che in parte prevalrebbe sulla componente dell'indagato.

I consulenti segnalano inoltre la presenza di un allele che non appartiene a nessuno dei nove soggetti tipizzati per le comparazioni, indicando l'eventuale contributo di un uomo mai identificato. La difesa chiede che a questi reperti venga applicato lo stesso ventaglio di ipotesi alternative già ammesso per il profilo parziale e misto rilevato sull'anulare della vittima, quello che negli atti è indicato come «ignoto 2».

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