Banca Generali, Mossa e la sfida dell’AI: «Collaborazione, non competizione». Intanto Barclays definisce il sell-off «eccessivo»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il direttore generale di Banca Generali, Gianmaria Mossa, ha speso una parte consistente della conference call con gli analisti — quella dedicata ai risultati del 2025 — per sgombrare il campo da un equivoco che, a Piazza Affari, è costato caro all’intero comparto del risparmio gestito. Da un anno e mezzo, ha spiegato, l’istituto valuta partnership con società specializzate in intelligenza artificiale; un’analisi che procede in parallelo, va detto, all’accordo già operativo con Microsoft annunciato nei mesi scorsi per l’implementazione di Copilot e di soluzioni di AI generativa a supporto di private banker e dipendenti -1-8. Si tratta, ha tenuto a sottolineare Mossa, di un’opportunità di collaborazione e non certo di una minaccia competitiva per il core business della banca. Il tempismo di queste precisazioni non è casuale: il Titolo Banca Generali — insieme a quello di Fineco, Mediolanum e di molti altri player del settore — ha subito una flessione improvvisa e violenta dopo che la società americana Altruist, attiva nella gestione patrimoniale, ha lanciato negli Stati Uniti nuove funzionalità di pianificazione fiscale basate sull’intelligenza artificiale. Il mercato ha interpretato la mossa di Altruist come un campanello d’allarme per l’intero modello di business della consulenza europea, ma Mossa ha ribaltato la prospettiva: si tratta, a suo avviso, di una volatilità «Usa-centrica», che poco ha a che fare con le specificità della tassazione italiana e con la natura della clientela di Banca Generali, composta in larga parte da grandi patrimoni che difficilmente rinuncerebbero alla componente umana del rapporto.

La reazione dei mercati e il giudizio di Barclays

Sul listino milanese, la seduta ha assunto i contorni di un vero e proprio tonfo per i cosiddetti asset gatherer: Fineco ha lasciato sul terreno oltre nove punti percentuali, Mediolanum ha ceduto più del sette per cento e Banca Generali ha visto il proprio valore contrarsi del 6,7%, trascinando con sé Azimut, Mps e buona parte del settore finanziario. Un’ecatombe che, agli occhi degli analisti di Barclays, appare del tutto sproporzionata rispetto alla portata concreta della notizia. In una nota diffusa nel corso della mattinata, la banca d’affari inglese ha parlato senza mezzi termini di sell-off «eccessivo», suggerendo che i cali di queste ore rappresentino semmai un’opportunità di acquisto piuttosto che l’inizio di una crisi strutturale. La disruption tecnologica, spiegano da Barclays, è un rischio reale ma non immediato, e i fondamentali delle società italiane — in termini di raccolta, solidità patrimoniale e margini — restano solidi. Gli stessi analisti, del resto, avevano recentemente indicato in Banca Generali la loro preferenza nel settore, con un giudizio complessivamente positivo che non sembra scalfito dall’annuncio di Altruist -9.

Le specificità del mercato italiano e lo «human touch»

Mossa, nel corso della telefonata con gli analisti, ha ripetuto più volte un concetto che per Banca Generali rappresenta una cifra distintiva: la consulenza patrimoniale in Italia — e segnatamente quella rivolta ai clienti cosiddetti ultra high net worth — si fonda su un’interazione personale che nessun algoritmo, per quanto sofisticato, è ancora in grado di replicare. La tassazione italiana, ha ricordato l’amministratore delegato, segue regole e modalità di versamento profondamente diverse da quelle statunitensi; ciò rende meno immediato, se non in larga parte irrilevante, il parallelismo con gli strumenti di pianificazione fiscale automatizzata lanciati da Altruist. Non solo: laddove il peso specifico della tecnologia può essere più elevato — ad esempio nel brokerage puro — l’impatto di queste innovazioni potrebbe risultare più significativo, ma Banca Generali non compete primariamente su quel terreno. La banca, semmai, sta utilizzando l’intelligenza artificiale per potenziare l’efficienza operativa e personalizzare l’offerta, come dimostra la collaborazione con Microsoft e lo sviluppo di chatbot dedicati al monitoraggio dei certificati -1-8.

Piazza Affari nel contesto europeo e il peso della Fed

Il tonfo del risparmio gestito, per quanto violento, non ha travolto l’intero listino milanese, che ha chiuso in flessione più contenuta rispetto ad altre piazze europee. A sostenere parzialmente l’indice hanno provveduto titoli difensivi come Italgas e Ferrari, mentre Tim ha beneficiato dei conti positivi della controllata brasiliana. L’andamento degli indici, però, non è determinato soltanto dalle vicende societarie: i dati macroeconomici diffusi nel pomeriggio hanno mostrato un mercato del lavoro americano molto più caldo del previsto, con creazione di posti di lavoro ben al di sopra delle attese. Una circostanza che, unita alla rinnovata presidenza di Donald Trump, complica le strategie di allentamento monetario della Federal Reserve e rende più incerto il percorso dei tassi d’interesse per il resto dell’anno. È in questo quadro incerto, tra timori tecnologici e riprezzamento della politica monetaria, che gli investitori sono chiamati a distinguere — e Barclays invita a farlo — tra il rumore di fondo delle innovazioni di prodotto e la solidità effettiva di modelli di business che, almeno per ora, continuano a reggersi su basi profondamente diverse da quelle statunitensi.

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