Teresa Sommario uccisa dal figlio con un’ascia, un anno dopo il commento in tv sul femminicidio
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Redazione Interno
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Quello che sembrava un semplice caso di cronaca nera, con un giovane che in televisione descriveva un tentato femminicidio, si è trasformato in una tragedia ancora più cupa. Filippo Manni, che nel giugno 2024 aveva commentato con toni quasi sminuitivi l’aggressione di Giuseppe Proce alla fidanzata, è finito in manette con l’accusa di aver ucciso la madre, Teresa Sommario, con un’ascia da boy scout.
«Tutto inaspettato, c’era un bagno di sangue. Era una ragazza molto fragile e tranquilla. Lui era molto vivace», aveva detto Manni, allora ventenne, parlando dell’accoltellamento avvenuto a Racale, in provincia di Lecce. Proce, condannato a quasi dieci anni di carcere, era stato descritto dal giovane con un’espressione che oggi suona sinistra: «vivace», non violento. Eppure, proprio quell’episodio, che Manni aveva liquidato come un fatto improvviso, aveva già rivelato i segni di una violenza radicata.
Un anno dopo, la stessa ascia che forse era stata usata in gite scout è diventata lo strumento di un delitto che ha lasciato senza parole chi conosceva Teresa Sommario. Dipendente stimata della CNH Industrial, descritta dai colleghi come una donna rispettata e amata, la sua morte ha gettato nello sgomento non solo i familiari ma anche chi l’aveva incrociata nel lavoro. La Cisl di Lecce ha parlato di «un dolore profondo», ricordando una persona con cui aveva collaborato per anni.
Il parallelismo tra le due vicende, seppur diverse, solleva domande su come certi linguaggi possano nascondere, o addirittura normalizzare, segnali di allarme. Manni, che aveva minimizzato la violenza di un coetaneo, è oggi accusato di un gesto che, secondo le prime ricostruzioni, non avrebbe alcuna giustificazione. Le indagini dovranno chiarire i motivi che lo hanno spinto a uccidere la madre, ma intanto il caso riapre il dibattito su come certi episodi vengano raccontati, e su cosa si celi dietro definizioni come «vivace» quando invece si dovrebbe parlare di aggressività.




