Racale, il figlio accusato di matricidio incontra il padre in carcere: «Non abbandonarmi»
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Redazione Interno
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Filippo Manni, il 21enne di Racale detenuto nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce per l’omicidio della madre Teresa Sommario, ha incontrato questa mattina il padre Daniele in un colloquio straziante, segnato da lacrime e suppliche. «Non abbandonarmi, aiutami», avrebbe ripetuto più volte il giovane, secondo quanto emerso dai presenti, mentre il padre ascoltava in silenzio, davanti a un dolore che ormai è diventato pubblico.
L’accusa per Filippo è quella di aver ucciso la madre, 53 anni, la sera del 17 giugno scorso, colpendola più volte con un’ascia da boy scout dopo che la donna lo aveva rimproverato per non averla salutata al rientro a casa. Un gesto che, nelle dichiarazioni rese ai carabinieri, il ragazzo avrebbe giustificato con un improvviso raptus, pur senza negare la responsabilità dell’atto.
Quello di oggi è stato il primo incontro tra i due da quando il fatto è accaduto, e ha rotto un silenzio durato giorni. Daniele Manni, che dopo il delitto aveva espresso tutto il suo sconcerto ma senza rinnegare il figlio, ha scelto di vederlo nonostante il peso dell’accaduto. E Filippo, di fronte a lui, sembra aver perso la freddezza mostrata inizialmente, lasciandosi andare a un pianto incontrollabile e chiedendo aiuto, quasi a riconoscere una fragilità che forse, fino a quel momento, aveva tenuto nascosta.
L’omicidio di Teresa Sommario ha scosso non solo Racale, ma l’intero Salento, dove la famiglia era ben conosciuta. Quella di oggi, però, non è stata una conversazione tra padre e figlio come tante: ogni parola, ogni sguardo, era attraversato dal ricordo di ciò che è successo, e dalla consapevolezza che nulla potrà essere come prima.




