Il futuro del Milan passa da un pranzo a Milanello e da una rosa di attaccanti in bilico tra conferma e addio
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Redazione Sport
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Le stanze di Milanello, in questi giorni, non riecheggiano soltanto del rumore dei tacchetti sul terreno di gioco o delle indicazioni tattiche di Massimiliano Allegri. C’è un viavai silenzioso ma denso di significato che riguarda la programmazione della prossima stagione, un tema che, com’è naturale, tiene banco negli uffici dirigenziali e persino nella più informale sala da pranzo del centro sportivo. È lì, a pochi giorni dal derby vinto contro l’Inter grazie a un guizzo di Estupiñán, che l’amministratore delegato Giorgio Furlani si è seduto a tavola con l’allenatore per discutere non tanto delle ultime gioie sportive, quanto piuttosto delle strategie future. Un incontro che, a sentire le voci raccolte, avrebbe avuto un carattere più operativo che cerimonioso, con il tecnico livornese intenzionato a ricevere rassicurazioni precise sulle risorse a disposizione.
Il primo punto all’ordine del giorno, va da sé, è la qualificazione alla prossima Champions League, traguardo che vale molto più del prestigio sportivo: significa, per l’esattezza, un introito stimato intorno ai sessanta milioni di euro, una cifra che la proprietà americana avrebbe già destinato a un integrale reinvestimento sul mercato. A questo tesoretto, poi, andrebbero aggiunte le plusvalenze derivanti da eventuali cessioni e i riscatti dei calciatori attualmente in prestito, operazioni che potrebbero far schizzare il budget complessivo per la campagna acquisti fino a toccare quota cento milioni. Una somma, questa, che Allegri vorrebbe vedere impiegata per portare a Milanello almeno tre elementi di spessore, uno per reparto, capaci di innestarsi immediatamente nell’undici titolare e di alzarne il livello tecnico complessivo. Tra i nomi circolati con insistenza, e che sarebbero stati oggetto di valutazione in quel summit a base di piatti e appunti, spiccano quelli del difensore sudcoreano Kim Min-jae, attualmente al Bayern Monaco, e del centrocampista tedesco Leon Goretzka, in scadenza di contratto e quindi svincolabile a parametro zero.
E veniamo all’attacco, reparto che più di ogni altro tiene banco nelle chiacchiere da bar e nelle analisi degli esperti. Il futuro del reparto avanzato rossonero è appeso a un filo sottile, o meglio, ai gol che arriveranno nel finale di stagione. Niclas Füllkrug, Christopher Nkunku e Santiago Gimenez, ciascuno con storie e motivazioni diverse, si giocano la permanenza in rosa in queste ultime decisive giornate. Il tedesco, in particolare, arrivato nella finestra invernale, ha finora timbrato il cartellino una sola volta in dodici presenze, un dato che va però contestualizzato: subentrare a partita in corso, con la squadra spesso impegnata a difendere il risultato, lo ha costretto a compiti più sacrifici che realizzativi, e questo inevitabilmente ne ha offuscato le statistiche. L’impressione è che per tutti e tre sia arrivato il momento dell’esame decisivo.
Nel frattempo, le voci di mercato intorno alla punta si infittiscono e si contraddicono, alimentate da commentatori e opinionisti. Da un lato, il nome di Moise Kean continua a essere accostato al Diavolo con una certa frequenza, anche per la stima che Allegri nutre nei suoi confronti e per un rapporto, quello con Rafael Leão, che va oltre il rettangolo verde e che potrebbe facilitare l’inserimento. Dall’altro lato, però, si levano voci decisamente scettiche sulla fattibilità dell’operazione. Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, intervenendo ai microfoni di TMW Radio, ha gelato gli entusiasmi parlando di un affare “molto complicato”. Il nodo, come spesso accade, è duplice ed economico. Da una parte, la clausola rescissoria di Kean, fissata dalla Fiorentina a oltre sessanta milioni di euro, una cifra che appare proibitiva o comunque fuori portata per le casse rossonere. Dall’altra, ci sarebbe anche un retroscena di rapporti personali non proprio idilliaci: secondo Zazzaroni, il dirigente viola Fabio Paratici, che in passato era stato il prescelto per il ruolo di direttore sportivo del Milan salvo poi vedere sfumare l’incarico con l’arrivo di Igli Tare, non avrebbe alcuna intenzione di fare sconti ai rossoneri, memore di quel torto subìto.




