Sarò al fianco dei lavoratori di Aeffe: la sindaca scende in campo al presidio
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Redazione Economia
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Davanti ai cancelli dello stabilimento di San Giovanni in Marignano, domani mattina alle otto e trenta, si preannuncia un presidio che oltrepassa il simbolo per diventare presenza istituzionale diretta. Accanto ai dipendenti in sciopero, infatti, saranno fisicamente schierati la sindaca Michela Bertuccioli e il vicesindaco Nicola Gabellini, annunciando pubblicamente, con un gesto di rara immediatezza, la propria vicinanza a quelle centinaia di famiglie il cui futuro economico è appeso a un filo. Una scelta, la loro, che accende i riflettori sulla crisi del gruppo fondato da Alberta Ferretti in un momento cruciale, quando ogni mediazione sembra essersi infranta contro un muro di irrevocabili decisioni aziendali.
Una decisione irrevocabile che interrompe le trattative
Il Gruppo Aeffe, holding che controlla marchi iconici come Moschino, Alberta Ferretti e Pollini, ha infatti confermato senza alcuna apertura la propria intenzione di procedere con un licenziamento collettivo, una mossa che mette concretamente a rischio duecentoventuno posti di lavoro. La comunicazione, giunta ieri ai sindacati, ha di fatto interrotto le trattative, spazzando via ogni tentativo di trovare una soluzione alternativa e scatenando, com’era prevedibile, una profonda rabbia tra la forza lavoro. Il piano, che dovrebbe concretizzarsi entro la fine di gennaio del 2026, delinea uno scenario drammatico per il settore del lusso italiano, andando a intaccare circa un terzo dell’organico totale del gruppo.
La mappa degli esuberi tra Emilia-Romagna e Lombardia
I numeri, pesantissimi, disegnano una geografia della crisi che tocca in misura diversa le due principali sedi operative. Il cuore della produzione, lo stabilimento di San Giovanni in Marignano, è quello che assorbe il colpo più duro, con ben centosettantatré posizioni a rischio, una cifra che rappresenta da sola circa il settantotto per cento del totale degli esuberi. A Milano, invece, la procedura coinvolge quarantotto dipendenti, un dato che, seppur numericamente inferiore, conferma come l’ondata di licenziamenti nel comparto moda stia investendo con forza anche la Lombardia, tradizionale distretto del made in Italy. La holding non ha lasciato spazio a possibili ripensamenti, né tantomeno ha mostrato disponibilità a valutare strumenti come gli ammortizzatori sociali in deroga, chiudendo ogni porta a un negoziato che ormai pare definitivamente arenato.
Il peso di una crisi settoriale oltre il singolo caso
Quello che si consuma in queste ore, pertanto, non è soltanto una vertenza sindacale di grande impatto sociale, ma un episodio sintomatico delle difficoltà che attraversano un segmento importante della moda italiana, costretta a riorganizzazioni profonde e spesso dolorose. La scelta dell’amministrazione comunale di Marignano di presidiare materialmente la protesta costituisce un elemento di forte pressione politica, un tentativo di riportare al centro del dibattito le persone oltre i numeri di bilancio. Resta il fatto che, in assenza di un ripensamento della proprietà, per molti di quei lavoratori si avvicina rapidamente la scadenza di un futuro professionale incerto, mentre brand che hanno scritto la storia dello stile italiano si preparano a un drastico ridimensionamento della loro struttura produttiva.




