La crisi di Aeffe si aggrava, licenziati 221 lavoratori tra Romagna e Milano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c'è stato spazio per una mediazione, nonostante gli sforzi sindacali e l'ultimo tavolo convocato dal Ministero del Lavoro. Il gruppo Aeffe, che controlla marchi del lusso come Alberta Ferretti e Moschino, ha confermato senza ripensamenti il piano di ristrutturazione che porterà all’esubero di 221 dipendenti, una cifra che rappresenta poco meno della metà dell’organico totale, spalmati tra lo storico stabilimento di San Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini, e gli uffici milanesi. La decisione, annunciata in via preliminare alla fine di novembre, è dunque divenuta operativa, gettando nello sconforto interi reparti dove, come raccontano alcune rappresentanti dei lavoratori, regna ora un'angoscia palpabile, alimentata dalla prospettiva di un futuro immediato incerto. La società, del resto, ha chiarito la propria linea anche sul fronte degli ammortizzatori sociali, negando la possibilità di una loro proroga, una mossa che i sindacati interpretano come un ulteriore irrigidimento.

Un colpo al cuore del distretto

La sede di San Giovanni in Marignano, che da sola conta circa 170 dei licenziamenti previsti, non è un semplice stabilimento produttivo. È lì, infatti, che negli anni Settanta ha avuto inizio l'avventura imprenditoriale di Alberta Ferretti, un legame territoriale che rende la chiusura particolarmente simbolica e dolorosa per un'area, quella romagnola, tradizionalmente vocata alla manifattura di qualità. La decisione aziendale, pertanto, viene vissuta come un vero e proprio strappo, un taglio netto con una storia fatta di maestranze specializzate che per decenni hanno contribuito al successo della modella. La sensazione, tra i corridoi dei reparti, è che si stia chiudendo un'epoca, senza che vi siano all'orizzonte alternative concrete in grado di assorbire una dismissione di tale portata, la quale rischia di avere pesanti ripercussioni sul tessuto socioeconomico locale.

La reazione sindacale e la strada giudiziaria

Davanti a un muro così compatto, la controparte sindacale ha dichiarato l'intenzione di percorrere ogni via legale possibile. "Siamo pronti a impugnare ogni singolo licenziamento nelle sedi opportune", ha affermato il segretario generale della Filctem Cgil di Rimini, lasciando trapelare una determinazione che nasce dalla consapevolezza di avere pochi altri strumenti di pressione. La strategia, a questo punto, si sposterà quasi certamente sul piano giudizario, con ricorsi che mireranno a contestare la legittimità o le modalità dei licenziamenti collettivi. Un percorso lungo e incerto, quello delle aule di tribunale, che spesso si protrae per anni mentre, nel frattempo, le sorti dei lavoratori rimangono in sospeso. Un ultimo confronto è in agenda per il 21 gennaio, ma le premesse lasciano presupporre che sarà poco più di un formale passaggio procedural.

Il contesto di un settore in trasformazione

La vicenda Aeffe, per quanto drammatica nelle sue conseguenze umane, non costituisce un episodio isolato nel panorama della moda italiana, settore che da tempo sta attraversando una fase di profonda riorganizzazione. Fusioni, acquisizioni e piani di razionalizzazione sono all'ordine del giorno, dettati da logiche finanziarie e dalle sfide di un mercato globale in continua evoluzione. In questi processi, che mirano a preservare la competitività e i margini di profitto, il capitale umano finisce spesso per diventare una variabile di aggiustamento. Ciò che colpisce, nel caso specifico, è l'entità percentuale dei tagli e la fermezza con cui vengono perseguiti, segnali di una crisi aziendale più strutturale che congiunturale, la quale pare lasciare poco spazio a compromessi di sorta, nonostante le richieste di dialogo provenienti dalle istituzioni locali e dalle parti sociali.

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