Crisi Aeffe, il consigliere Marcello interroga la Regione: "Il governo c'è, voi che fate?"
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Redazione Economia
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Mentre l'esecutivo nazionale, attraverso i ministeri del Lavoro e delle Imprese, ha già avviato i propri tavoli tecnici, dimostrando, secondo quanto affermato dalla senatrice Mimma Spinelli, una concreta disponibilità a sostenere il gruppo con un investimento pubblico potenziale di trenta milioni di euro, la risposta istituzionale dell'Emilia-Romagna appare, agli occhi di alcuni, meno definita. È questa, in sostanza, la critica mossa dal consigliere regionale di Fratelli d'Italia Nicola Marcello, il quale ha depositato un'interpellanza formale per sollecitare un intervento più incisivo da parte della Giunta. La frattura emersa durante l'incontro del 21 gennaio scorso, al quale hanno partecipato anche i rappresentanti sindacali e le Regioni coinvolte, non riguarda soltanto le sorti industriali dell'azienda, ma investe direttamente il metodo adottato: un confronto sul rilancio che si apre, paradossalmente, a licenziamenti già comunicati, una scelta che lo stesso Ministero ha criticato.
Un impatto territoriale profondo
La procedura di licenziamento collettivo, avviata lo scorso ottobre, coinvolge complessivamente 221 lavoratori su un totale di 658, un numero che, di per sé, illustra la gravità della situazione. L'onda d'urto, tuttavia, si abbatte con particolare violenza sul sito produttivo di San Giovanni in Marignano, un territorio le cui economie sono da tempo intrecciate con quelle del distretto della moda. Qui, la pioggia di lettere di licenziamento ha creato un clima di incertezza che travalica i cancelli dello stabilimento, toccando l'intero tessuto sociale ed economico della zona. La vicenda, che ha assunto i contorni di una vera e propria crisi sociale, richiederebbe, secondo l'esponente di Fratelli d'Italia, una reazione altrettanto strutturata.
La richiesta di un piano concreto
Nell'atto presentato, Marcello chiede alla Regione di definire con urgenza, e in tempi certi, un pacchetto di misure specifiche di politica attiva del lavoro che vada oltre la gestione dell'emergenza. Si tratterebbe, nello specifico, di predisporre percorsi di formazione, riqualificazione professionale e sostegno alla ricollocazione per i dipendenti coinvolti, un intervento che potrebbe attenuare l'impatto sociale della crisi. La sollecitazione sottintende una domanda di chiarezza operativa: se da un lato il governo, con l'annuncio della possibile entrata nel capitale, sta muovendo i primi passi sul fronte del salvataggio industriale, dall'altro appare necessario che l'ente territoriale più prossimo ai cittadini colpiti faccia la sua parte, coordinando le risorse e le competenze in suo possesso.
Le tensioni sul metodo aziendale
Uno degli aspetti più controversi della trattativa, come emerso nel confronto ministeriale, resta l'iniziativa dell'azienda di aver notificato i licenziamenti prima ancora di aver esaurito ogni possibile strada del confronto istituzionale. Questa scelta, che ha inevitabilmente inasprito il clima delle trattative, pone un problema di metodo, sollevando interrogativi sulla reale volontà di trovare soluzioni alternative alla riduzione del personale. La posizione critica assunta dal Mimit su questo punto specifico conferma come la partita si giochi su un doppio livello: quello della sostenibilità economica del gruppo e quello, altrettanto cruciale, della tutela del posto di lavoro, due esigenze che il tavolo istituzionale è chiamato a conciliare senza ulteriori ritardi.




