Crisi nel tessile, l'annuncio Aeffe fa tremare il distretto riminese
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Quella dei 221 esuberi, di cui 170 concentrati nello stabilimento di San Giovanni in Marignano, non è una semplice notizia aziendale ma un campanello d'allarme che risuona in tutto il comparto, facendo presagire, come temono le istituzioni locali, una crisi ben più ampia e profonda. La fumata nera levatasi dall'incontro di ieri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, definito dai sindacati profondamente deludente, ha confermato senza appello i licenziamenti pianificati dallo scorso ottobre, circa 120 nel primo step, e ha lasciato pendere la minaccia degli altri. Un colpo duro per un territorio, quello riminese, che dell'industria della moda ha fatto per decenni un pilastro strategico, al punto che la dichiarazione congiunta del presidente della Provincia Sadegholvaad e delle sindache di Cattolica e San Giovanni, Foronchi e Bertuccioli, suona come un appello accorato e pressante affinché il Governo scenda "a toccare con mano" la realtà di un polo produttivo in affanno.
Il tavolo al Mimit e le parole del ministro
Davanti alla fredda conferma dei piani aziendali, il ministro Adolfo Urso ha rivolto ad Aeffe una richiesta precisa, chiedendo "un piano di rilancio credibile, sostenibile e duraturo", in grado di offrire prospettive industriali concrete. Una sollecitazione che, sebbene netta, al momento non sembra aver scalfito la posizione della proprietà, descritta come chiusa e non aperta ad alternative, lasciando i lavoratori e le loro famiglie in una sospensione angosciosa. La vicenda, d'altronde, trascende i confini della singola azienda e investe il valore simbolico ed economico di un intero settore, il made in Italy del lusso, che vive una fase di trasformazione i cui costi sociali rischiano di scaricarsi, come spesso accade, sui dipendenti.
La mobilitazione del territorio
La Provincia di Rimini, schierandosi pubblicamente al fianco dei lavoratori, ha sottolineato la complessità di una situazione che richiede attenzione capillare e misure coordinate, poiché il rischio è quello di un effetto domino difficile da contenere. La preoccupazione, palpabile, nasce dalla consapevolezza che la perdita di posti di lavoro in un'azienda di tale rilevanza non è un episodio isolabile, ma potrebbe innescare un indebolimento a catena dell'indotto e delle economie locali, già messe a dura prova dagli anni recenti. Si tratta, insomma, di una partita che si gioca su due tavoli distinti ma collegati: quello della trattativa sindacale, oggi in stallo, e quello più ampio delle politiche industriali per un distretto che chiede di non essere lasciato solo.
Uno scenario nazionale preoccupante
La crisi di Aeffe si inserisce in un quadro nazionale dove il tessile-abbigliamento mostra segni di sofferenza, tra riorganizzazioni produttive e ridimensionamenti, facendo emergere la vulnerabilità di un settore che pure è un vessillo dell'identità economica italiana. L'appello delle istituzioni riminesi al Governo, perciò, va letto anche come la richiesta di uno sguardo strategico che vada oltre l'emergenza contingente, garantendo strumenti e tutele per un'industria che, senza adeguato sostegno, potrebbe vedere eroso il suo potenziale. Il caso, di cui si parlerà ancora nelle prossime settimane, diventa così il banco di prova per misurare la capacità di risposta di fronte a cambiamenti strutturali che toccano il cuore produttivo del Paese.




