Ucraina, droni contro i data center russi: cosa cambia nella guerra digitale
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Redazione Esteri
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Gli attacchi ucraini ai data center russi hanno aperto un nuovo fronte nella guerra contro Mosca, colpendo infrastrutture tecnologiche utilizzate per servizi online e applicazioni digitali. Nella notte del 16 ottobre, droni attribuiti alle forze di Kyiv hanno preso di mira diversi obiettivi nelle regioni russe di Mosca, Rostov e Vladimir, secondo i canali di monitoraggio ExileNova+ e SuperNova+. L'operazione si inserisce in una serie di incursioni che nei giorni precedenti avevano già danneggiato strutture informatiche di Yandex, uno dei principali gruppi tecnologici russi. L'impatto militare e strategico di queste azioni va oltre i danni materiali: i sistemi digitali sono diventati un bersaglio della guerra, ma non tutte le conseguenze attribuite agli attacchi trovano conferma nelle analisi degli esperti.
Yandex, i danni alle infrastrutture e ai servizi online
La prima serie di attacchi contro i centri dati di Yandex è iniziata nella notte tra il 7 e l'8 ottobre, quando un drone ha colpito il sito di Sasovo, nella regione di Rjazan. La struttura, considerata la più grande dell'azienda, si trova nell'area industriale della fabbrica Sasta, impresa sanzionata che produce macchine utensili per l'industria militare russa. Reuters ha riferito che si è trattato di uno dei primi attacchi su vasta scala contro un'infrastruttura di questo tipo dall'inizio della guerra. Nei giorni successivi sono stati segnalati altri colpi contro impianti nelle regioni di Kaluga e Vladimir, con interruzioni che hanno coinvolto diversi servizi digitali. Tra quelli interessati figurano strumenti di navigazione, piattaforme cloud e applicazioni utilizzate per gli spostamenti, gli acquisti e le attività commerciali.
La portata dei danni ha spinto le autorità russe a intervenire sul piano operativo. Il ministero dello Sviluppo digitale ha dichiarato di aver aiutato Yandex a trasferire sistemi essenziali per limitare le conseguenze dei guasti. La concentrazione di servizi differenti nelle stesse infrastrutture mostra quanto un attacco fisico possa propagarsi nell'economia digitale: un centro dati non ospita necessariamente una singola applicazione, ma può sostenere molteplici attività che dipendono dalla disponibilità dei server e delle reti. La campagna ucraina sembra inserirsi in un allargamento dei bersagli, dopo le operazioni contro raffinerie, impianti energetici, porti e depositi logistici. Le infrastrutture informatiche entrano così nello stesso spazio strategico degli impianti industriali, perché il loro funzionamento condiziona servizi civili e capacità tecnologiche.
La propaganda filorussa non è scomparsa dai social
Gli attacchi hanno alimentato anche una narrazione sulla presunta scomparsa dei bot filorussi dai social network europei. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha suggerito che i danni alle infrastrutture tecnologiche russe potessero aver ridotto le attività di disinformazione online. Le verifiche citate dal Guardian e da Euronews, tuttavia, non confermano un crollo generalizzato delle operazioni coordinate di propaganda. Una riduzione del traffico automatico proveniente dalla rete di Yandex non dimostra, da sola, che siano diminuiti gli account impiegati per diffondere messaggi politici o manipolare il dibattito pubblico. Una parte consistente di quel traffico può infatti essere generata da programmi automatici che raccolgono e indicizzano pagine web per i motori di ricerca, senza avere alcun legame con campagne di influenza.
Gli esperti di monitoraggio della disinformazione sottolineano inoltre che le reti di troll sostenute dalla Russia non dipendono necessariamente da un unico centro tecnologico. Molte operazioni possono utilizzare connessioni domestiche, dispositivi distribuiti e infrastrutture differenti, rendendo difficile interromperle attraverso il danneggiamento di un singolo operatore. Per questo motivo, confondere il calo dei bot di indicizzazione con la fine della propaganda significa attribuire agli attacchi un effetto che non è stato dimostrato. Il problema riguarda anche la velocità con cui una notizia viene trasformata in una spiegazione apparentemente certa: l'idea che i raid abbiano spento la macchina della disinformazione può diffondersi online senza che esistano prove sufficienti a sostenerla. La guerra informativa comprende anche questa competizione tra fatti verificabili, interpretazioni premature e messaggi amplificati sui social.
La guerra si estende alle infrastrutture digitali
Il valore strategico dei data center dipende dalla loro funzione di supporto a servizi pubblici, aziende e piattaforme tecnologiche. La loro distruzione o indisponibilità può provocare interruzioni che superano i confini dell'area colpita, soprattutto quando più applicazioni condividono la stessa infrastruttura. In questo scenario, gli attacchi ucraini non riguardano soltanto la capacità di Mosca di mantenere online i propri servizi, ma anche gli investimenti russi nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale e cloud computing. Reuters ha riferito che, il 14 ottobre, droni ucraini hanno colpito anche un grande centro dati di Sberbank, dopo le incursioni contro Yandex. L'estensione dei bersagli tecnologici segnala quindi una pressione sulle risorse informatiche russe, mentre la reale efficacia delle operazioni contro le reti di propaganda deve essere valutata separatamente dai danni alle infrastrutture.
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