La nuova precisione del boho: maxi-gonne e drappi sulla passerella primavera estate 2026

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’immaginario boho, quello che per anni abbiamo associato a un’esplosione istintiva di frange e strati informali, sta attraversando una trasformazione silenziosa ma radicale. Se non fosse già evidente dagli abiti fluttuanti che riempiono i flussi social, basterebbe scorrere i reportage dalle ultime sfilate per toccare con mano questa evoluzione: il nuovo spirito libero non è più quello, diciamo così, urlato dei festival come Coachella 2016, né tantomeno quello della rievocazione nostalgica degli anni Settanta.

A prenderne il posto è una visione più fresca, più raffinata, dove la leggerezza non perde mai di vista la struttura e il dettaglio, quasi sartoriale, si fa spazio tra le pieghe di una sottoveste in pizzo o di una gonna maxi dal volume imponente ma calibrato.

Dettagli che (ri)disegnano il movimento

Ciò che colpisce, osservando le proposte per la bella stagione, è proprio la cura quasi ossessiva per le finiture e la matericità dei capi. Da Stella McCartney, per esempio, le gonne non si limitano a cadere: i loro bordi sinuosi, decorati con riccioli pastello, ondeggiano assecondando ogni movimento di chi le indossa, quasi fossero un secondo strato di pelle.

In totale controtendenza rispetto a questa morbidezza, invece, Maison Margiela gioca con un romanticismo lievissimo e sospeso, combinando la fluidità delle gonne a top dal taglio a bocciolo; un contrasto reso ancora più magnetico, e vagamente inquietante, dai celebri quattro punti che il brand cucì lateralmente sulle labbra delle modelle in passerella. Un’altra storia, poi, quella firmata Balenciaga, dove la gonna diventa un vero e proprio pallone gonfiato, di un verde smeraldo che sfiora quasi il senape della ciabattina in velluto abbinata.

Sacai, dal canto suo, non tradisce mai la sua estetica: Chitose Abe, anche in questa stagione, lavora per mash-up desiderabili, ibridando pantaloni sartoriali destrutturati e trasformandoli in gonne lunghe dove le imbastiture restano volutamente a vista.

La scomparsa dell’effetto “costume”

Questa nuova ondata boho, dunque, non è semplicemente tornata: si è ripulita di tutti quegli eccessi che negli anni passati l’avevano resa, a tratti, una caricatura di sé stessa. Niente più cappelli a tesa larga in pelle scamosciata di dubbio gusto, niente più stratificazioni casuali pensate solo per l’effetto scenico. Al contrario, il guardaroba contemporaneo assorbe i codici degli anni Settanta (le trame leggere, le lavorazioni traforate, le silhouette che suggeriscono grazia senza irrigidirsi) per restituirli con una precisione inedita, quasi matematica.

È un approccio meno impulsivo rispetto al passato, senz’altro più attento alla qualità delle superfici, dove il richiamo al passato diventa un’occasione per riscrivere le regole con misura. Lo si vede anche in quella che possiamo definire la “tendenza annodata”, o wrapped: il fiocco non è più solo un dettaglio acerbo, ma si fa scultoreo, posizionato strategicamente sulla vita come un fiore o intrecciato in un effetto drappeggiato che avvolge il corpo con eleganza naturale.

Verso un guardaroba destrutturato ma consapevole

Certo, la gonna drappeggiata (o quella con nodo, a seconda delle interpretazioni) ne esce come una delle protagoniste assolute della stagione, ma sarebbe riduttivo fermarsi al singolo capo. Ciò che realmente ispira i designer, in questo ciclo creativo, è la capacità di miscelare volumi inediti, asimmetrie e panneggi ricchi senza mai cadere nella trappola dell’effetto “costume”.

Lo testimoniano le passerelle, dove la gonna boho si abbina tanto a una classica camicia bianca oversize quanto a un top cut out nella stessa palette cromatica, come visto da Chloé, oppure si trasforma in un pezzo quasi couture, capace di risolvere con eleganza le sere d’estate più impegnative. Se il fascino di questo ritorno risiede nella sua apparente libertà, la sua reale forza sta invece in una struttura invisibile ma ferrea, che tiene insieme pizzi, trasparenze e volumi senza mai lasciarli scivolare nel caos.

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