Deficit 2025 al 3,1%, l'Istat gela il governo: uscita anticipata dalla procedura Ue sfumata
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Redazione Interno
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Per un decimale, l'Italia resta fuori dai parametri europei. L'Istat ha certificato che nel 2025 il rapporto tra indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche e prodotto interno lordo si è attestato al 3,1 per cento, in miglioramento rispetto al 3,4 per cento del 2024 ma ancora sopra la soglia del 3 per cento fissata dal Patto di stabilità e crescita.
Un dato che era già circolato a marzo e poi ad aprile, ma che la revisione definitiva di settembre avrebbe potuto correggere al ribasso: così non è stato, e l'obiettivo del governo di chiudere in anticipo la procedura per disavanzo eccessivo nel 2026 è sfumato.
Il quadro dei conti e il peso della procedura
L'Italia si trova nel braccio correttivo del Patto di stabilità da luglio 2024, quando il Consiglio europeo constatò il superamento della soglia del 3 per cento. La procedura comporta un monitoraggio rafforzato da parte della Commissione e l'obbligo di rispettare un percorso di aggiustamento della spesa netta concordato con Bruxelles, con correzioni strutturali annue dello 0,5 per cento del Pil. Non si tratta di una sanzione automatica, ma di un vincolo che limita i margini di manovra del governo in sede di legge di Bilancio.
Il saldo primario, cioè l'indebitamento al netto degli interessi sul debito, ha chiuso il 2025 in positivo per lo 0,8 per cento del Pil, in leggero miglioramento rispetto allo 0,5 per cento dell'anno precedente. Un segnale incoraggiante sul fronte della gestione corrente, ma insufficiente a compensare il peso della spesa per interessi, che resta ferma al 3,9 per cento del Pil.
Giorgetti: «Rammarico», l'obiettivo si sposta al 2027
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti non ha nascosto la delusione: «Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto deficit/Pil 2025», ha dichiarato, aggiungendo che «purtroppo l'Italia non uscirà anticipatamente già quest'anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027».
Il riferimento è al Documento di finanza pubblica, che già prevedeva il rientro sotto la soglia del 3 per cento nel 2026, con conseguente chiusura della procedura l'anno successivo. La previsione della Commissione europea indica per il 2026 un deficit al 2,9 per cento, che aprirebbe la strada all'uscita formale nel 2027.
Meno margini per la manovra del 2027
Il mancato raggiungimento del target nel 2025 ha conseguenze concrete sulla prossima legge di Bilancio. Secondo le ricostruzioni, un deficit sotto il 3 per cento avrebbe liberato tra 8 e 10 miliardi di euro di margini aggiuntivi, portando la manovra a sfiorare i 30 miliardi complessivi. Senza quello spazio, diventano più difficili alcune misure allo studio, come l'estensione dell'aliquota Irpef al 33 per cento fino a 60.000 euro di reddito, l'innalzamento a 100.000 euro della soglia per il regime forfettario e la detassazione della tredicesima.
Resta sul tavolo l'ipotesi di attivare la clausola di salvaguardia nazionale, che permetterebbe di escludere dal calcolo del deficit parte della spesa per difesa e sicurezza energetica, fino a un massimo cumulato di 14 miliardi nel triennio.
La correzione strutturale già in corso
Il Piano strutturale di bilancio presentato dall'Italia prevede un percorso di aggiustamento che si estende fino al 2031, con una correzione media del saldo primario strutturale pari a 0,53 punti percentuali del Pil. Nel triennio 2025-2027 il miglioramento medio è stimato in circa 0,51 punti, sostanzialmente in linea con gli impegni assunti.
L'uscita dalla procedura è prevista per il 2027, in ragione del rientro del deficit sotto il 3 per cento nel 2026; da quell'anno decorre anche la verifica della clausola di salvaguardia sul debito, che richiede una riduzione media del rapporto debito/Pil di almeno un punto percentuale annuo per gli Stati che superano la soglia del 90 per cento. Il debito pubblico italiano, secondo la notifica di aprile, si attestava al 137,1 per cento del Pil.
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