Deficit al 3,1%, l'Italia resta nella procedura Ue. Giorgetti: uscita nel 2027

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Istat ha confermato il rapporto tra deficit e Pil 2025 al 3,1%, lo stesso valore indicato nelle stime di aprile. Il dato definitivo, diffuso il 22 settembre, lascia l'Italia al di sopra della soglia del 3% prevista dalle regole europee e chiude la strada all'uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo, in cui il Paese si trova dal luglio 2024. Il governo puntava a chiudere il capitolo con un anno di anticipo, ma il traguardo slitta al 2027.

Il quadro dei conti pubblici

Nel 2025 il Pil ai prezzi di mercato è risultato pari a 2.265.003 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di quasi 7 miliardi rispetto alla stima di marzo. La crescita in volume si è attestata allo 0,6%, un decimale in più rispetto alle previsioni primaverili. L'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche migliora rispetto al 3,4% del 2024, mentre il saldo primario, cioè l'indebitamento al netto della spesa per interessi, sale allo 0,8% dal +0,5% dell'anno precedente. La pressione fiscale è invece aumentata al 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali.

Sono tutti dati contenuti nella nota diffusa dall'istituto di statistica, che ha anche rivisto al rialzo il livello del Pil 2024 per 8.564 milioni di euro.

Le reazioni del governo

«Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto deficit-Pil 2025», ha dichiarato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. «Purtroppo l'Italia non uscirà anticipatamente già quest'anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027».

Il vicepremier Matteo Salvini ha invece commentato il vincolo europeo definendolo «surreale», sostenendo che «nel 2026 la seconda potenza industriale d'Europa, la quinta potenza esportatrice al mondo, debba dipendere da meccanismi e logiche dello 0,1 per capire se può o non può investire nel suo futuro».

Che cosa prevede la procedura

La procedura per disavanzi eccessivi è un meccanismo del Patto di stabilità e crescita che scatta quando un paese supera il rapporto del 3% tra deficit e Pil o non riduce il debito pubblico secondo i parametri concordati. Il nuovo quadro di governance economica dell'Unione, in vigore dal 30 aprile 2024, ha modificato le modalità di applicazione: la Commissione europea prepara una relazione, il Consiglio adotta una raccomandazione che fissa un percorso correttivo e una scadenza, e lo Stato membro interessato ha sei mesi per adottare le misure necessarie.

Per l'Italia, il Consiglio aveva raccomandato di porre fine alla situazione di disavanzo eccessivo entro il 2026, con un'uscita formale attesa nel 2027. La permanenza nella procedura comporta anche limiti alla possibilità di ricorrere a nuovo deficit per finanziare la manovra.

Gli effetti sulla prossima legge di Bilancio

Il mancato rientro sotto la soglia del 3% riduce i margini per la legge di Bilancio 2027. Secondo le ricostruzioni, un deficit inferiore al 3% avrebbe liberato risorse aggiuntive comprese tra 8 e 10 miliardi di euro, portando la manovra a sfiorare i 30 miliardi complessivi. Senza quello spazio, diventano più complesse alcune misure allo studio dell'esecutivo, come l'estensione dell'aliquota Irpef al 33% fino a 60.000 euro di reddito e l'innalzamento a 100.000 euro della soglia per il regime forfettario.

Resta sul tavolo l'ipotesi di attivare la clausola di salvaguardia nazionale, che consentirebbe di escludere dal calcolo del deficit parte della spesa per difesa e sicurezza energetica, fino a un massimo cumulato di 14 miliardi nel triennio. La Commissione europea, nelle previsioni di maggio, stima per il 2026 un deficit al 2,9%, un valore che aprirebbe la strada alla chiusura della procedura l'anno successivo.

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