Giorgetti: sull'uscita dalla procedura Ue per il deficit decide l'Istat, non l'Ecofin
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Redazione Economia
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Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha preso parte ieri a Dublino ai lavori dell'Eurogruppo, per poi collegarsi in videoconferenza con l'evento Portofino Talks 2026. Interrogato sulla possibilità che l'Italia lasci la procedura europea per disavanzo eccessivo, il titolare del Mef ha tenuto a chiarire che il passaggio decisivo non si consuma nei tavoli politici di Bruxelles. «La vicenda non è tanto che si decide qua, in realtà è l'Istat che dovrà dare i suoi dati», ha affermato, precisando che l'istituto di statistica opera in piena autonomia rispetto alle dinamiche politiche.
Il ministro ha quindi aggiunto che il governo attende e prenderà atto delle determinazioni dell'istituto.
Il riferimento temporale è fissato al 22 settembre, quando l'Istat diffonderà la revisione del rapporto tra deficit e Pil per il 2025. Il dato, una volta recepito da Eurostat, sarà esaminato dalla Commissione europea e poi dal Consiglio, organi competenti a decidere se archiviare o mantenere la procedura. Giorgetti ha sintetizzato il proprio stato d'animo con una formula che tiene insieme cautela e aspettativa: «Non sono fiducioso, sono speranzoso per l'Italia e per la Repubblica italiana».
Nel corso dell'incontro con i giornalisti ha poi citato una celebre espressione dell'allenatore serbo Vujadin Boškov, secondo cui il rigore è tale solo nel momento in cui l'arbitro lo fischia, per rimarcare come la decisione spetti a un soggetto terzo rispetto al governo.
La procedura per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia si trascina da tempo e poggia su un impianto regolatorio articolato. Il nuovo quadro di governance economica dell'Unione, entrato in vigore il 30 aprile 2024, ha ridisegnato i meccanismi del Patto di stabilità e crescita, confermando la soglia del 3% del Pil come parametro di riferimento per il disavanzo e attribuendo alla Commissione il compito di attivare le procedure correttive.
Per l'Italia, il Consiglio aveva adottato il 21 gennaio 2025 una raccomandazione che fissava al 2026 il termine per porre rimedio alla situazione di disavanzo eccessivo, con l'uscita formale attesa per il 2027. Il permanere nella procedura comporta vincoli concreti sulla politica di bilancio, limitando il ricorso a nuovo deficit e precludendo l'accesso a margini di flessibilità altrimenti disponibili.
Nel 2025 il deficit italiano si era attestato al 3,1% del Pil, un decimale sopra la soglia, dopo il 3,4% registrato l'anno precedente; il rapporto debito/Pil era invece salito al 137,1% dal 134,7% del 2024.
Nel suo intervento all'Eurogruppo, Giorgetti ha portato all'attenzione dei colleghi un tema che considera prioritario, ovvero l'impatto dello shock energetico sui conti pubblici e sulla competitività del sistema produttivo. «Possiamo parlare dei massimi sistemi sulla competitività, dopodiché oggi il problema numero uno per l'economia italiana e per l'industria italiana si chiama prezzo dell'energia», ha dichiarato, rivendicando la necessità di difendere gli interessi nazionali delle imprese e dei lavoratori.
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