Prezzi dei carburanti, nuova impennata verso i due euro: il governo convoca la commissione di allerta rapida

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La corsa dei prezzi dei carburanti, alimentata dalle rinnovate tensioni in Medio Oriente, spinge il governo a convocare per oggi, venerdì 6 marzo, la commissione di allerta rapida. L'incontro, che si terrà a Palazzo Piacentini, vedrà la partecipazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e del Garante per la sorveglianza dei prezzi, figure chiamate a monitorare l'impatto delle quotazioni sui listini alla pompa. La decisione arriva dopo un fine settimana che ha registrato un'accelerazione delle ostilità nell'area dello Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il transito del greggio e dei prodotti raffinati: il blocco, o la sua minaccia, ha immediatamente riverberato le proprie conseguenze sui mercati internazionali, innescando un meccanismo di adeguamento al rialzo che, come spesso accade, mostra tutta la sua velocità nel passaggio dalle quotazioni della materia prima al prezzo finale esposto sui cartelli dei distributori.

Dai picchi di Milano alle medie nazionali, l'escalation dei listini

I dati rilevati dall'Osservatorio prezzi del Mimit, elaborati su un campione di circa ventimila impianti, fotografano una situazione in netta fibrillazione: la benzina in modalità self service si attesta su una media di 1,744 euro al litro, mentre il diesel sfiora quota 1,867 euro. Un balzo in avanti, quest'ultimo, che diventa ancora più evidente se si considerano le rilevazioni del servito, dove il gasolio tocca una media nazionale di 1,996 euro, avvicinandosi pericolosamente alla soglia psicologica dei due euro. Ma è a livello locale che si toccano con mano le punte più estreme della tensione: a Milano, in alcune stazioni di servizio della zona Buonarroti, si sono superati ampiamente i 2,6 euro al litro per il diesel, un'impennata che ha sollevato un coro di proteste unanime. Sulle tratte autostradali, del resto, la situazione non è da meno, con la benzina servita che viaggia sopra i due euro e il gasolio che in alcuni tratti, come sulla A21 Torino-Piacenza, arriva a costare 2,519 euro al litro. Il confronto con i dati storici rende l'idea della portata del fenomeno: la verde non raggiungeva questi livelli dallo scorso luglio, e per il diesel bisogna tornare indietro fino all'autunno del 2023 per ritrovare una quotazione media così alta.

Speculazione o reazione fisiologica, l'inchiesta del governo

Di fronte a questa escalation, il governo ha attivato tutti gli strumenti a propria disposizione, a partire dal potenziamento del monitoraggio disposto già lunedì scorso. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, figura che torna in campo in momenti di particolare turbolenza, ha chiesto chiarimenti formali alle principali compagnie petrolifere, volendo vederci chiaro sulla rapidità con cui i listini consigliati hanno recepito i rialzi dei mercati internazionali. L'impressione, suffragata anche dalle denunce delle associazioni dei consumatori – con l'Adoc che parla apertamente di speculazione, dato che le riserve strategiche italiane, tra le più capienti d'Europa, dovrebbero teoricamente attutire oscillazioni così violente – è che qualcosa, nella filiera, possa aver amplificato il segnale proveniente dallo Stretto di Hormuz. Non è un caso che i primi dossier siano già stati trasmessi alla Guardia di Finanza, chiamata a verificare l'eventuale esistenza di anomalie nei margini di distribuzione o, ipotesi ancor più grave, di un coordinamento illecito tra i vari attori del settore.

Una filiera compatta nell'accusare i rincari

L'elemento di novità, in questa fase di tensioni, è rappresentato dalla convergenza di posizioni tra le rappresentanze dei distributori e le associazioni dei consumatori. Per la prima volta, infatti, i gestori degli impianti – riuniti in sigle come Faib, Fegica e Figisc – hanno condiviso l'analisi di chi denuncia rincari eccessivi, sottolineando come i margini a loro riservati non giustifichino certo i picchi toccati in alcune regioni. Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha dichiarato la propria preoccupazione per eventuali comportamenti fraudolenti, annunciando che, ove se ne ravvisassero i presupposti, si procederà con interventi mirati, anche di natura fiscale, per colpire gli extraprofitti che dovessero emergere. L'Arera, dal canto suo, ha messo in campo l'Unità di vigilanza energetica, un presidio permanente per il monitoraggio in tempo reale dei prezzi all'ingrosso, mentre l'Antitrust valuta i primi esposti arrivati, pronta a intervenire qualora emergesse la prova di un cartello tra gli operatori.

Le riunioni di oggi e il tavolo tecnico

Le due riunioni convocate per oggi rappresentano il luogo in cui tutte queste istanze si confronteranno. La prima, in programma alle 9.30, è dedicata specificamente ai prodotti petroliferi e all'andamento dei mercati energetici; vi parteciperanno, oltre ai ministeri competenti, la Guardia di Finanza, le autorità indipendenti come l'Arera, Banca d'Italia, l'Istat e l'Antitrust, e naturalmente le rappresentanze delle categorie economiche e sindacali. La seconda, prevista per le 11.30, allargherà il focus alle possibili ricadute sull'inflazione, con particolare attenzione al carrello della spesa e al settore agroalimentare, a dimostrazione di come il costo dell'energia sia un moltiplicatore di pressioni lungo l'intera catena di approvvigionamento. Si tratta, peraltro, di un meccanismo già sperimentato in passato: la stessa commissione era stata convocata d'urgenza lo scorso giugno, in occasione della cosiddetta "guerra dei 12 giorni" tra Israele e Iran. L'auspicio, per molti osservatori, è che si possa fare chiarezza una volta per tutte sulla dinamica dei prezzi, evitando che l'incertezza geopolitica si trasformi in un'ingiustificata stangata per le famiglie e per le imprese dell'autotrasporto, già alle prese con costi di gestione lievitati.

Description: Impennata dei prezzi di benzina e diesel. Il governo convoca la commissione di allerta rapida al Mimit per venerdì 6 marzo. Dati, medie e reazioni.

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