Prezzi dei carburanti alle stelle nel trevigiano, la guerra in Medio Oriente fa scattare i rincari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’escalation militare in Medio Oriente, con il suo carico di devastazione e instabilità, ha cominciato a produrre effetti tangibili e immediati sulla quotidianità dei cittadini della Marca Trevigiana, dove il costo dei carburanti ha subito un’impennata verticale. La benzina self-service, in molti distributori della provincia, ha ormai superato ampiamente la soglia psicologica degli 1,67 euro al litro, attestandosi su valori che non si registravano dalla fine di febbraio, mentre il gasolio, in modalità self, viaggia verso quota 1,73 euro, toccando il picco più elevato degli ultimi tempi. Per chi, invece, è costretto a servirsi del rifornimento assistito, il superamento dei due euro è ormai una realtà consolidata, con punte che in alcune aree, specialmente quelle autostradali, arrivano a sfiorare quota 2,16 euro al litro per il diesel, un vero e proprio salasso per gli automobilisti e, ancor di più, per gli autotrasportatori.

Lo spettro della crisi energetica si allarga dalle pompe di benzina alle bollette delle imprese

Non è solo la benzina a destare preoccupazione; la crisi geopolitica in corso, con la minaccia costante alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, sta innescando una reazione a catena che investe l’intero comparto energetico. L’energia elettrica, la cui generazione è ancora in parte legata alle fonti fossili, segue la medesima traiettoria ascendente: il prezzo all’ingrosso è balzato da 107 a 125 euro al megawattora, un incremento che si tradurrà, con ogni probabilità, in un deciso aggravio delle bollette per le famiglie e, soprattutto, per le attività produttive. Le piccole e medie imprese, in particolare quelle artigiane, che avevano già dovuto fare i conti con le fluttuazioni del mercato negli ultimi anni, si trovano ora a dover fronteggiare un’ulteriore e improvvisa stangata sui costi di produzione, con il timore fondato che questa nuova tensione sui prezzi possa erodere quei margini già ridotti all’osso e rimettere in discussione piani di investimento e livelli occupazionali.

La chiusura dello stretto di Hormuz congela il traffico del greggio e mette a rischio le forniture di gas

Il conflitto, che vede l’Iran protagonista di attacchi mirati anche contro le infrastrutture energetiche del Qatar, principale esportatore di gas naturale liquefatto, ha di fatto congelato il traffico delle petroliere in uno dei punti nevralgici per l’approvvigionamento globale, sollevando il timore di una riduzione drastica delle forniture di gas verso l’Europa. Questo scenario di tensione, come hanno denunciato in queste ore le associazioni sindacali dei gestori, sta avendo un impatto immediato sulle quotazioni, ma a sollevare un coro di proteste è la dinamica dei rincari, giudicata da molti del tutto ingiustificata rispetto all’effettiva contrazione dell’offerta. I benzinai, attraverso le loro sigle di categoria, puntano il dito direttamente contro le politiche delle compagnie petrolifere, accusate di approfittare della contingenza bellica per mettere in atto speculazioni selvagge, scaricando sulla guerra aumenti che non troverebbero alcuna reale ragione d’essere nei fondamentali del mercato e che sono stati applicati, in alcuni casi, nel giro di una sola notte con rincari anche di sei centesimi al litro.

La dura replica dei gestori agli aumenti notturni imposti dalle compagnie petrolifere

Una presa di posizione netta, quella dei gestori, che parlano apertamente di decisioni unilaterali e immotivate da parte delle compagnie, le quali avrebbero approfittato dell’evolversi della situazione in Medio Oriente per ritoccare al rialzo i prezzi, nascondendosi dietro la scusa di un contesto internazionale reso incerto dalla guerra. Una scelta, questa, definita “del tutto ingiustificata” dai sindacati di categoria, che arrivano a ipotizzare una possibile connivenza con chi, a monte della filiera, punta a trarre profitto dalla paura e dall’incertezza dei mercati, scaricando l’intero peso della crisi sulle spalle dei consumatori finali e degli operatori economici, già provati da un contesto inflattivo che non accenna a dare tregua. La protesta si concentra quindi sulla necessità di fare chiarezza e di accertare eventuali responsabilità, chiedendo alle istituzioni competenti, a partire dalla Guardia di Finanza, di vigilare affinché dinamiche speculative non vadano ad aggravare ulteriormente una situazione già di per sé complessa e delicata.

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