La chiusura di Bluepoint e il fantasma di Bloodborne: lo sfogo di un fan dopo la lettera di Sony

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La notizia, comunicata nella serata di ieri da Bloomberg tramite il giornalista Jason Schreier, ha avuto l'effetto di un terremoto per gli appassionati del marchio PlayStation: Sony ha confermato la chiusura di Bluepoint Games, lo studio di Austin acquisito nel 2021 e celebre per aver curato remake memorabili come quello di Demon's Souls, Titolo di lancio di PlayStation 5, e di Shadow of the Colossus -1-5. La decisione, motivata da una generica “revisione aziendale” e che porterà al licenziamento di circa settanta dipendenti a partire da marzo, arriva dopo la cancellazione di un progetto a cui lo studio stava lavorando, un live service ambientato nell'universo di God of War -1-7. E, come spesso accade in questi casi, la scelta di chiudere un team dal curriculum tanto solido ha scatenato reazioni a catena, riportando alla luce vecchie storie e speranze tradite -5-9.

Il silenzio di uno sviluppatore e una speranza infranta

Tra i tanti che hanno commentato la chiusura, c'è chi ha colto l'occasione per raccontare un episodio personale, legato solo marginalmente alla vicenda di Bluepoint, ma che ne illumina il contesto. Si tratta di Maxime Foulquier, uno sviluppatore amatoriale francese, che ha rivelato di aver ricevuto da Sony, nel marzo del 2025, una lettera di cease and desist per il suo progetto Bloodborne Top Down Arena, una rivisitazione in chiave isometrica del capolavoro di FromSoftware -4-8. Foulquier non ne aveva mai parlato pubblicamente, e il motivo di quel silenzio, ora, getta una luce ancora più cupa sulla decisione di Sony: lui aveva taciuto perché era convinto che il blocco del suo progetto significasse una cosa sola, ovvero che la casa giapponese stesse per affidare a Bluepoint il remake di Bloodborne, magari in occasione del lancio di PlayStation 6 -6-10.

Lui, come del resto gran parte della community, vedeva in Bluepoint l'unico studio all'altezza del compito: lo stesso team che aveva saputo riportare in vita il mondo di Boletaria con Demon's Souls non poteva che essere il candidato ideale per ripetere l'impresa con Yharnam. E così, quando è arrivata l'intimazione a fermare il suo lavoro, Foulquier l'ha interpretata non come un atto dovuto a tutela della proprietà intellettuale, ma come la conferma che qualcosa di ufficiale stava per nascere proprio in quel team -6-10.

Un talento riconosciuto e una strategia di reclutamento immediata

Il paradosso, emerso con forza nelle ultime ore, è che mentre Sony decide di chiudere i battenti a uno dei suoi studi più tecnici, altri publisher ne riconoscono immediatamente il valore. Marek Tyminski, CEO di CI Games, ha pubblicamente invitato gli sviluppatori di Bluepoint a candidarsi per lavorare a Lords of the Fallen 2, definendo il loro Demon's Souls un “titolo straordinario” -3. Un'offerta che suona come una presa di posizione indiretta, ma anche come la conferma che il know-how del team è tutt'altro che in discussione: sono le scelte dirigenziali di Sony a esserlo.

I dati, peraltro, dicono che Bluepoint era uno studio solido. Dai documenti emersi durante il leak che colpì Insomniac Games nel 2024, si evince che i giochi curati dalla software house texana avevano totalizzato vendite per circa 7,6 milioni di copie, un risultato più che dignitoso per uno studio di dimensioni relativamente contenute e dedito principalmente a operazioni di remake e remaster -2. Numeri che rendono ancora più incomprensibile, agli occhi degli appassionati, la decisione di chiudere lo studio dopo il fallimento di un solo progetto, peraltro imposto dall'alto e per nulla in linea con le competenze del team: quel God of War come servizio che non ha mai visto la luce -1-5.

Il peso di una strategia controversa

La chiusura di Bluepoint non è che l'ennesimo tassello di una strategia aziendale che sembra aver smarrito la propria identità, inseguendo mode passeggere come quella dei live service e sacrificando studi con una reputazione inattaccabile -5. L'amarezza di Foulquier, che ha deciso di parlare solo ora perché “l'enorme delusione” per la scomparsa di Bluepoint ha spento ogni sua residua speranza, è lo specchio di un sentimento diffuso: vedere un team tanto talentuoso chiuso con noncuranza, mentre progetti amatoriali vengono stroncati senza che dietro ci sia alcun piano concreto per il marchio Bloodborne, lascia un senso di profonda frustrazione -6-10.

Lui, nel frattempo, ha iniziato a riadattare gli asset del suo progetto cancellato per creare qualcosa di nuovo e legittimo, un tributo all'opera di Miyazaki in un mondo gotico ispirato a Parigi -4. Un piccolo atto di resilienza creativa, mentre l'industria perde uno dei suoi artigiani più preziosi.

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