Il cinismo e la strategia: Sony chiude Bluepoint Games, i dipendenti nel mirino di CI Games
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
La notizia, per quanto prevedibile in un'industria che ha orami normalizzato l'effimero, ha comunque il sapore amaro di una sconfitta culturale. Sony, tramite un portavoce che ha parlato con Bloomberg, ha ufficializzato la chiusura di Bluepoint Games, lo studio texano acquisito nel 2021 e diventato, nel corso degli anni, un punto di riferimento per il restauro digitale di alcuni dei giochi più amati di sempre. Si parla, e non è un dettaglio da poco, di circa settanta persone che a marzo si troveranno senza un'occupazione, un numero che certo non farà la differenza nei bilanci della multinazionale giapponese ma che rappresenta una voragine in termini di competenze e passione -1-4. La motivazione ufficiale, quella che arriva direttamente da Hermen Hulst, responsabile dei PlayStation Studios, parla di costi di sviluppo in crescita, di un'industria che rallenta e di comportamenti d'acquisto dei giocatori che cambiano, rendendo necessario un adattamento continuo per navigare la realtà economica -7. Parole, queste, che suonano come un epitaffio per un team che aveva appena finito di co-sviluppare God of War Ragnarok e che aveva visto cancellare il proprio progetto interno, un live-service ambientato nell'universo di Kratos, appena un mese fa, a gennaio -1-4.
Il fallimento di una strategia e l'offerta di CI Games
Se si guarda al portfolio delle acquisizioni di PlayStation negli ultimi anni, il quadro che emerge è a dir poco contraddittorio. Non è un mistero che molte di quelle operazioni, annunciate con grande enfasi, non abbiano ancora prodotto risultati tangibili; alcune di esse, come nel caso di Bluepoint, si sono concluse con un doloroso punto e a capo. La chiusura dello studio, infatti, arriva dopo mesi di silenzio e voci mai del tutto sopite su un malessere interno, aggravato dalla cancellazione di quel progetto live-service che avrebbe dovuto rappresentare il nuovo corso della software house. In questo clima di incertezza, e mentre la reazione social degli appassionati si consumava tra migliaia di post indignati, una notizia diametralmente opposta ha fatto capolino nel dibattito: il CEO di CI Games, Marek Tyminski, ha pubblicamente aperto le porte ai talenti di Bluepoint -2-5. Con una dichiarazione che sa di presa di posizione, Tyminski ha definito straordinario il remake di Demon's Souls e ha invitato quegli sviluppatori a contattarlo per discutere opportunità legate a Lords of the Fallen 2 e ad altri progetti futuri, specificando che molte posizioni, seppur non ancora pubblicate, sono in realtà disponibili -2-10.
L'equivoco dei remake e il peso di una cancellazione
C'è poi un aspetto, in questa vicenda, che riguarda la memoria recente e il valore attribuito al lavoro di conservazione. Bluepoint non era uno studio qualsiasi: il suo nome è inciso nella storia recente di PlayStation per aver realizzato il remake di Shadow of the Colossus e, soprattutto, per aver confezionato quello di Demon's Souls, Titolo di lancio di PlayStation 5 che ancora oggi molti considerano un esempio insuperato di fedeltà e innovazione tecnica applicata al passato -1-4. L'aver co-sviluppato God of War Ragnarok aveva poi consolidato un rapporto di fiducia con la casa madre, rapporto che evidentemente si è incrinato quando è arrivato il momento di proporre nuove idee. Sembra, secondo quanto raccolto da alcune fonti, che la stessa Bluepoint avesse fortemente voluto cimentarsi con un gioco live-service, proponendo un progetto che però non avrebbe rispettato i parametri richiesti da Sony, finendo per essere cancellato dopo varie proroghe -9. E se a questo si aggiunge il fatto che altre quattro proposte sarebbero state presentate e giudicate non abbastanza competitive per il mercato attuale, si comprende meglio la freddezza della decisione aziendale -9.
Un mercato che cambia e talenti in bilico
La chiusura di Bluepoint, dunque, non è un fulmine a ciel sereno ma il frutto di un cambio di rotta epocale voluto da Sony, che dopo il fallimento di Concord e la ritirata strategica sul fronte dei live-service sta facendo i conti con investimenti non più sostenibili. Il caso di questo studio, però, è emblematico perché riguarda professionisti che hanno dimostrato sul campo di saper eccellere in un genere, quello del remake e del restauro, che il mercato continua a richiedere a gran voce. Ecco perché l'interessamento di CI Games, per quanto inaspettato, assume i contorni di una speranza concreta per molti di quei settanta dipendenti: la possibilità di mettere la propria esperienza al servizio di un franchise come Lords of the Fallen, che proprio dal solco tracciato da Demon's Souls trae linfa vitale -5. Resta, sullo sfondo, la constatazione di come un colosso come Sony possa permettersi di lasciarsi alle spalle un patrimonio di conoscenze simile, mentre realtà più piccole e agili tentano di raccoglierne i pezzi.




