Milano, guerriglia in piazza Duomo: 28 arresti e un milione di danni. La testimonianza: «Così siamo fuggiti dal caos»

Milano, guerriglia in piazza Duomo: 28 arresti e un milione di danni. La testimonianza: «Così siamo fuggiti dal caos»
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un sabato pomeriggio che doveva scorrere tra le vetrine di corso Vittorio Emanuele e una cena prenatalizia è diventato per quattro persone di Calvenzano un racconto di fuga. Marco Ferri e la moglie Ilaria, titolari di un'attività molto conosciuta a Treviglio, si trovavano in centro a Milano con una coppia di amici quando il corteo contro il carovita si è trasformato in una guerriglia urbana.

«Da milanisti il programma era andare a cena nel ristorante di Pietro Paolo Virdis e, prima, fare una puntata in centro», racconta Ferri, che da un anno collabora con una cooperativa per minori fragili del Trevigliese. Usciti dal Milan point della galleria San Carlo poco dopo le 17, i quattro hanno imboccato corso Vittorio Emanuele e si sono trovati davanti a una scena che non avevano previsto: cestini rovesciati, rifiuti dati alle fiamme e gruppetti di giovanissimi in tuta nera che arrivavano da ogni direzione.

La fuga e il padre con il bambino in braccio

È stato un attimo. Ferri si è voltato verso un gruppo che stava rovesciando un cestino e ha visto uno dei ragazzi stringere un coltello a serramanico. «Non sapevamo della manifestazione e i gruppi arrivavano da tutte le parti», ha spiegato, «non riuscivamo a orientarci e capire dove andare per metterci al sicuro». Le due coppie hanno provato a raggiungere i tornelli della metropolitana, ma la folla e il fumo dei lacrimogeni rendevano impossibile ogni via di fuga.

Risaliti in superficie, si sono fermati a osservare piazza Duomo quando hanno visto un uomo guardare verso il centro della piazza, prendere in braccio il figlio di cinque anni e mettersi a correre. Hanno fatto lo stesso, infilandosi nelle vie laterali fino a raggiungere piazza San Babila. «È amaro dirlo», conclude Ferri, «ma sarà difficile tornare a Milano con serenità».

Vetrine infrante e saccheggi tra Duomo e San Babila

La cronaca di quel sabato 17 ottobre racconta di una città simbolo assediata per ore. Centinaia di giovanissimi, molti a volto coperto, si sono staccati dalla manifestazione autorizzata e hanno preso di mira negozi e arredo urbano. Il punto vendita Foot Locker di corso Vittorio Emanuele è stato preso d'assalto, le vetrine sfondate a colpi di mazza e sassate, la merce portata via prima che le forze dell'ordine riuscissero a circondare il locale. Una macchina dei carabinieri è stata danneggiata e isolata con le transenne.

La polizia ha risposto con lacrimogeni, idranti e cariche, mentre in piazza Duomo veniva dato fuoco a un bagno chimico e i sampietrini divelti diventavano proiettili. Le stime di Confcommercio Milano parlano di oltre un milione di euro di danni tra vetrine distrutte, merce rubata e incassi persi per le chiusure anticipate.

Il bilancio dei fermati e le reazioni delle istituzioni

Il conto delle forze dell'ordine è pesante: 28 arresti complessivi tra Milano, Torino e Bologna, di cui 12 minorenni e 6 stranieri, 43 denunciati e 141 agenti feriti. Solo nel capoluogo lombardo sono 72 le persone accompagnate in questura, 17 gli arrestati e 104 i feriti tra le forze dell'ordine. Il sindaco Giuseppe Sala ha parlato di «vetrine rotte, negozi saccheggiati e cittadini impauriti», chiedendo di distinguere chi manifesta pacificamente da chi devasta.

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha respinto le critiche sulla gestione della piazza, rivendicando l'operato degli agenti e annunciando che saranno perseguiti anche i minorenni coinvolti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato una riunione sull'ordine pubblico per fare il punto sulla risposta delle forze di polizia.

La bottiglia di tè che nascondeva benzina

Tra i fermati c'è anche un ragazzo il cui zaino è stato controllato quasi per caso. Dentro, una bottiglia di tè alla pesca. Solo che nel contenitore non c'era tè, ma benzina. Senza innesco, secondo il sospetto degli investigatori, ma pronta per essere usata lungo il percorso dei disordini. Il particolare è emerso nelle ore successive agli scontri, quando la procura di Milano ha iniziato a esaminare le posizioni dei fermati, in gran parte minorenni provenienti dalle periferie e dall'hinterland.

Nelle chat del cosiddetto Movimento 17 ottobre, nato sui social dopo il primo pomeriggio di violenze, circolavano appuntamenti per il giorno successivo e istruzioni su come proteggersi dai manganelli, mentre i negozi del centro restavano chiusi per ripulire vetrine e inventario.

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