Stellantis, i 5 miliardi e la mappa dei nuovi poli: Cappellano gioca la carta del lungo termine

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Roma. La strategia di Stellantis per l’Italia, nonostante le tensioni sindacali e le flessioni del mercato, si fonda su un impegno finanziario che il gruppo intende blindare per l’intero decennio. A rilanciare la cifra – 5 miliardi di euro entro il 2030 – è stato Emanuele Cappellano, responsabile per l’Europa, nel corso di un incontro romano con le rappresentanze dei lavoratori.

Le risorse, ha spiegato il manager, non rappresentano un semplice salvagente per gli stabilimenti, ma verranno incanalate verso i comparti che determineranno la competitività futura del costruttore: l’intelligenza artificiale applicata alla produzione, lo sviluppo di nuove piattaforme modulari e le architetture delle motorizzazioni, siano esse elettriche o ibride. L’obiettivo dichiarato è superare la logica dell’emergenza per costruire – almeno sulla carta – una nuova fase industriale che l’azienda definisce “strutturale e di lungo periodo”.

La nuova geografia della produzione italiana

L’articolazione degli investimenti disegna una mappa industriale precisa, lontana dalle generiche promesse di salvaguardia dei volumi. Cappellano, che ha guidato la delegazione del gruppo in vista dell’audizione parlamentare dell’amministratore delegato Antonio Filosa, ha svelato ai sindacati la vocazione specifica di ogni sito produttivo. Mirafiori, storica culla del Lingotto, sarà riconfigurata come “casa dell’innovazione” e polo per le auto piccole, affiancata in questo segmento da Pomigliano.

Melfi, Cassino e Modena vengono invece promosse a hub per le vetture di fascia medio-alta e di lusso, mentre Atessa – dove sono previsti interventi significativi – resta il baluardo indiscusso per i veicoli commerciali leggeri. Una ripartizione che, nelle intenzioni della dirigenza, dovrebbe eliminare il rischio di chiusure, garantendo a ogni impianto una missione industriale esclusiva.

Nonostante la piattaforma finanziaria da 5 miliardi – che si inserisce in un piano globale di spesa per la ricerca e lo sviluppo ancora più corposo – la risposta dei sindacati non è stata unanime né priva di scetticismo. Le dichiarazioni del vertice europeo sono state accolte con cautela e, in alcuni casi, con aperta diffidenza.

La segreteria della Fiom, ad esempio, ha bollato le rassicurazioni provenienti da via Tornimparte come “fondate sul nulla”, osservando come l’orizzonte temporale del piano rischi di scontrarsi con l’urgenza di garantire volumi produttivi adeguati, specie per l’impianto torinese, dove si chiede di raggiungere almeno le 200mila unità per scongiurare un declino irreversibile del tessuto economico locale.

Dall’altra parte, però, altre sigle sindacali hanno riconosciuto timidamente un cambio di passo rispetto al recente passato, sottolineando l’importanza dell’assunzione di nuovo personale ingegneristico e la volontà di non procedere a dismissioni selvagge.

Investimenti e partita dell’elettrico

Se le dichiarazioni di Cappellano – che ha parlato di “primi segnali positivi” ma anche di “sfide non ancora alle spalle” – servono a gettare un ponte verso il governo e le istituzioni, la partita vera si gioca sul terreno dell’innovazione tecnologica. La parte più cospicua dei fondi stanziati, infatti, è destinata a finanziare la transizione verso le nuove piattaforme “multi-energy” e l’aggiornamento delle linee produttive per i modelli a batteria.

L’azienda, nel tentativo di convincere i rappresentanti dei lavoratori, ha ribadito che non ci saranno arretramenti rispetto agli impegni presi con il precedente “Piano Italia” e che anzi gli stanziamenti attuali rappresentano un’evoluzione rafforzata delle previsioni passate.

L’esito di questo confronto, tuttavia, resta legato alla capacità del gruppo di tradurre i numeri – i miliardi annunciati e le promesse di prodotto – in una realtà fatta di turni, macchine in movimento e stabilizzazioni occupazionali, senza ricorrere agli ammortizzatori sociali che hanno segnato gli ultimi anni del settore.

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