Il cuore bruciato dal ghiaccio secco, per il bimbo di Nola si apre la fase delle cure palliative: l’annuncio del legale in tv

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È finita ogni speranza per il piccolo Domenico, il bambino di due anni e quattro mesi ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli a cui, lo scorso 23 dicembre, era stato trapiantato un cuore giunto irrimediabilmente danneggiato dal centro prelievi di Bolzano. La procura della Repubblica di Napoli, che ha aperto un’inchiesta per lesioni colpose gravissime, sta cercando di ricostruire l’esatta catena di responsabilità che ha portato all’utilizzo di ghiaccio secco al posto del ghiaccio d’acqua per la conservazione dell’organo durante il trasporto -2-3. Il contenitore isotermico, un comune frigorifero in plastica rigida sequestrato dai carabinieri del Nas, è finito sotto la lente degli inquirenti che dovranno ora stabilire, attraverso una perizia tecnica, se un sistema di monitoraggio della temperatura più moderno avrebbe potuto evitare il congelamento del cuore e il conseguente disastro clinico -3-10.

La pianificazione condivisa delle cure e il no a un secondo trapianto

La madre del bambino, Patrizia, visibilmente provata e assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, è comparsa in televisione nella trasmissione Dritto e Rovescio per annunciare una svolta drammatica: per suo figlio non ci sono più margini terapeutici e si procederà con le terapie del dolore -4-7. Il legale della famiglia ha tenuto a precisare, per evitare fraintendimenti, che non si tratta di eutanasia bensì dell’attivazione di una procedura prevista dalla legge numero 219 del 2017, la cosiddetta pianificazione condivisa delle cure, che sposta l’obiettivo dei medici dalla guarigione all’alleviamento delle sofferenze -4. Solo pochi giorni fa, martedì scorso, era circolata la notizia della possibile disponibilità di un nuovo cuore, ma un consulto collegiale che ha riunito i maggiori esperti nazionali in materia di trapianti pediatrici ha escluso in maniera categorica la possibilità di procedere con un secondo intervento, giudicando le condizioni del piccolo ormai incompatibili con un’operazione di tale complessità -4-7.

Il ghiaccio secco e la catena di errori nella notte di Bolzano

L’inchiesta della magistratura, che si avvale anche di un fascicolo parallelo aperto dalla procura di Bolzano, si sta concentrando sui minuti decisivi trascorsi nella sala operatoria dell’Alto Adige. Secondo le ricostruzioni fornite dagli audit interni dell’azienda ospedaliera e riportate da fonti di stampa, i medici arrivati da Napoli, dopo aver prelevato l’organo dal donatore – un bambino di quattro anni deceduto in seguito a un annegamento – avrebbero riposto il cuore nell’apposito box per il trasporto -2-3. A quel punto, avrebbero chiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante nel secchiello, ma il rabbocco sarebbe stato eseguito con ghiaccio secco, le cui temperature possono raggiungere i settantacinque gradi sotto zero, provocando ustioni da freddo irreversibili sul tessuto cardiaco -2-10. La responsabilità della verifica finale, come previsto dai protocolli, ricadrebbe sull’équipe napoletana, che avrebbe dovuto controllare la corretta esecuzione di ogni passaggio prima di chiudere il contenitore e partire -3-10.

La figura del chirurgo e le ombre sul clima ospedaliero

Al centro di questa vicenda, tra luci e ombre, emerge la figura del cardiochirurgo Guido Oppido, cinquantacinquenne cosentino alla guida dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia Pediatrica del Monaldi, lo stesso professionista che aveva operato il bambino di Gaza lo scorso ottobre salvandolo da una grave malformazione congenita -1. Oppido, che vanta un curriculum di tutto rispetto con esperienze al Policlinico Sant’Orsola di Bologna e una fellowship al Boston Children's Hospital, è uno dei sei indagati e sarebbe, secondo quanto riferito dal legale della madre, l’unico medico attualmente disponibile a tentare un nuovo intervento nonostante il parere negativo degli altri specialisti -5-8-9. La vicenda giudiziaria si intreccia ora con la cronaca ospedaliera, in un clima che alcune ricostruzioni giornalistiche definiscono di tensioni e malumori interni, sebbene l’attenzione principale resti concentrata sulla documentazione medica consegnata alla famiglia e sulla necessità di accertare le singole responsabilità in quella catena di errori che ha ridotto un bambino in fin di vita -2.

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