La rabbia di Arianna Meloni, il Garante e lo scontro con Report

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione, che perdura ormai da settimane, non accenna a diminuire e anzi si alimenta di nuove rivelazioni, protocolli e dichiarazioni pubbliche che disegnano uno scontro istituzionale e mediatico di rara asprezza. Al centro della vertenza, che vede coinvolti il Governo, l'Autorità per la privacy e la trasmissione d'inchiesta, vi è una sanzione comminata al programma televisivo a seguito della diffusione di intercettazioni. La disputa, nata da servizi giornalistici legati a dinamiche personali e professionali di un ex ministro, ha assunto toni così accesi da spingere alcuni protagonisti a parlare pubblicamente di "indecenza" e di metodi che "rovinano le vite delle persone", mentre altri si sentono lasciati soli a combattere contro quella che è stata definita, non senza una certa enfasi drammatica, una "Bestia".

La telefonata e la reazione sdegnata

L'episodio che ha fatto deflagrare l'ira di Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di Fratelli d'Italia, è stata la pubblicazione di una telefonata che la riguardava direttamente. La trasmissione Report, condotta da Sigfrido Ranucci, ha infatti reso nota una conversazione dalla quale emergerebbe un contatto tra la Meloni e un componente del Collegio del Garante per la privacy, Agostino Ghiglia, prima che l'autorità irrogasse una multa al programma stesso. La reazione della dirigente politica è stata immediata e veemente, definendo l'accusa di aver incontrato il garante prima del provvedimento come qualcosa di "senza senso, fuori da ogni logica". La sua collera, espressa senza mezzi termini, si è concentrata sulla percezione di un'ingiustizia subita e sull'essere stata coinvolta in una vicenda che giudica del tutto insensata, sottolineando come simili azioni mediatiche possano avere conseguenze devastanti sulla sfera privata degli individui.

Il contesto: i servizi e il messaggio dell'ex ministro

Il terreno su cui è maturato lo scontro affonda le sue radici in una serie di inchieste giornalistiche che hanno investigato le relazioni personali di un ex ministro, ricostruendo, tra le altre cose, le circostanze di una consulenza accordata a una figura poi rivelatasi essere la sua amante. È in questo quadro che si inserisce il messaggio inviato, come è emerso, dall'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano al garante Ghiglia. Nel testo, datato 13 ottobre 2024, Sangiuliano si augurava una "buona domenica" all'autorità, specificando di non richiedere "alcun trattamento di favore, ma solo i diritti di ogni cittadino", un messaggio a cui erano allegati i ricorsi presentati da lui e dalla moglie, la giornalista Rai Federica Corsini, proprio contro Report. La trasmissione, infatti, si apprestava a divulgare il contenuto di una conversazione audio tra i due coniugi, la cui pubblicazione è poi stata alla base della sanzione del Garante.

Le posizioni del garante e la disputa sull'urgenza

Dal canto suo, il componente dell'Autorità Agostino Ghiglia ha espresso la sua personale frustrazione, dichiarandosi "lasciato solo" in questa battaglia e ammettendo, riguardo alla risposta data a Sangiuliano, di aver "sbagliato". La sua posizione, tuttavia, non sembra aver placato le critiche mosse dalla redazione di Report, la quale, a parere della parte governativa, si sarebbe arrogata un ruolo di intoccabilità. La motivazione formale della sanzione, come spiegato, risiederebbe nella mancata percezione di quell'"indispensabile urgenza" che avrebbe giustificato la rivelazione al pubblico del tenore di quella telefonata intima. Una valutazione che i critici del provvedimento contestano con forza, chiedendosi retoricamente se ci si trovi dinanzi a una sorta di "lesa maestà", dove sia lecito sanzionare un comune cittadino ma non chi, dal proprio punto di vista, si crede l'unico depositario della verità dei fatti.

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