I ribelli del Tigrè conquistano tre aeroporti, Ethiopian Airlines cancella i voli
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Redazione Esteri
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Prima il blitz all'alba all'aeroporto di Macallè, poi le azioni agli scali di Axum e Shire. Nel giro di poche ore i ribelli del Tigrè hanno preso il controllo di tre snodi cruciali nel nord dell'Etiopia, costringendo Ethiopian Airlines a sospendere tutti i voli diretti verso la regione. La compagnia aerea di Stato ha motivato la decisione con il riferimento alla "situazione attuale" in Tigrè.
L'offensiva del Tplf e gli scontri in Afar
Il Fronte di liberazione popolare del Tigrè (Tplf) ha scatenato quella che il governo regionale ha definito una "guerra difensiva" in risposta a quella che ha descritto come un'"invasione genocida" da parte delle forze federali. Secondo un consigliere del primo ministro Abiy Ahmed, i ribelli hanno lanciato un'offensiva su larga scala contro posizioni governative nelle regioni di Afar e Amhara.
I combattimenti si sono concentrati nelle località di Abala ed Erebti, in Afar, dove fonti umanitarie hanno riferito di scontri iniziati nella notte tra martedì e mercoledì. Abala si trova nelle catene montuose che segnano il confine con il Tigrè, mentre Erebti dista circa cento chilometri più all'interno. Un ex alto dirigente del Tplf ha sostenuto che i ribelli controllano anche Berhale, Megale, Dalul e Konoba, aggiungendo che le forze federali si starebbero "ritirando rapidamente".
La sospensione dei collegamenti aerei
Ethiopian Airlines ha annunciato mercoledì la sospensione dei voli verso Macallè, Axum e Shire, senza indicare una data per la ripresa. Un dipendente dell'aeroporto Alula Aba Nega di Macallè ha raccontato che il supervisore ha chiamato l'autista mentre si stavano recando al lavoro, comunicando che lo scalo era stato preso dalle forze del Tigrè e che, in assenza di voli, potevano tornare a casa. Un piccolo contingente di polizia federale presidiava l'infrastruttura, ma la sua situazione è rimasta poco chiara.
L'alleanza anti-governativa e l'accordo di Pretoria
L'offensiva giunge a tre giorni di distanza dall'annuncio della formazione dell'"Alleanza per la sopravvivenza delle forze del popolo etiope", una coalizione di sette gruppi armati e di opposizione che comprende il Tplf, la milizia amhara Fano e l'Esercito di liberazione oromo, con l'obiettivo dichiarato di rovesciare l'esecutivo di Addis Abeba. La nascita del cartello segue mesi di sporadici scontri e attacchi con droni nella regione settentrionale, che hanno progressivamente eroso la tregua sancita dall'accordo di pace di Pretoria del novembre 2022.
Il conflitto tra forze federali e Tplf, combattuto tra il 2020 e il 2022, aveva provocato circa 600.000 vittime secondo le stime dell'Unione Africana, lasciando inoltre quasi un milione di sfollati e diverse clausole dell'intesa di pace ancora inattuate. Nel maggio scorso il Tplf aveva reintegrato l'amministrazione regionale pre-bellica, contestando l'estensione del mandato del governo di transizione previsto dagli accordi.
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