Papa Leone XIV: nel Tigray si scelga il dialogo, il conflitto aggrava solo i problemi
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Redazione Esteri
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Papa Leone XIV ha lanciato un appello accorato alle parti in conflitto nel Tigray, in Etiopia, e nelle regioni limitrofe di Afar e Amhara, dove nelle ultime settimane sono riesplose le ostilità. Al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro, prima di salutare i fedeli italiani, il Pontefice si è espresso in inglese per rivolgersi direttamente a tutti gli attori coinvolti.
«Rivolgo un appello accorato a tutte le parti affinché scelgano la via del dialogo», ha scandito, aggiungendo che «il conflitto armato non risolve mai i problemi, ma non fa che aggravarli, lasciando dietro di sé una scia di morte, distruzione e risentimento».
Una crisi che si estende oltre i confini del Tigray
La preoccupazione del Pontefice riguarda una situazione che si sta facendo sempre più incandescente. Dopo mesi di scontri a bassa intensità, la scorsa settimana le ostilità sono riprese in modo violento tra l'esercito federale etiope e le forze del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), alleate con una coalizione di sette gruppi armati contrari al governo del primo ministro Abiy Ahmed.
I combattimenti hanno interessato diversi fronti, dal fiume Tekeze a ovest del Tigray fino alle regioni di Afar e Amhara, con scontri segnalati nei pressi di Alamata e lungo l'arteria che collega il capoluogo tigrino Makallè ad Addis Abeba.
L'esercito federale ha annunciato di avere ripreso il controllo di Sekota, città strategica nella regione di Amhara, e secondo diverse fonti avrebbe riconquistato anche Alamata, centro di snodo per i rifornimenti a sud del Tigray. Le forze tigrine, dal canto loro, hanno rivendicato la conquista di alcune località nella regione di Afar, tra cui Erebti e Abala, con l'obiettivo dichiarato di interrompere la rotta stradale che collega Addis Abeba a Gibuti, fondamentale per il commercio etiope.
Il bilancio umanitario e le difficoltà degli aiuti
Il costo umanitario del conflitto è già significativo. Medici senza frontiere ha riferito che tra il 22 e il 25 settembre negli ospedali di Korem e Alamata sono arrivati oltre 400 feriti, mentre altri 300 sono stati ricoverati nelle strutture di Suhul e Shire, nel nord-ovest del Tigray. Nelle zone più colpite resta difficile anche la consegna degli aiuti umanitari: molte strade sono interrotte e nel nord i collegamenti internet e telefonici risultano bloccati, rendendo impossibile il coordinamento dei soccorritori.
Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha evacuato 161 persone fuori dal Tigray, tra cui agenti della polizia federale e loro familiari, dipendenti di Ethiopian Airlines, osservatori dell'Unione Africana e membri della Società della Croce Rossa etiope. Il gruppo è stato trasferito da Makallè a Semera, nella regione di Afar, a bordo di autobus.
Le accuse reciproche e il quadro politico
Sul piano politico, il governo etiope accusa la confinante Eritrea di sostenere il Tplf e le altre forze di opposizione, mentre Asmara respinge con forza qualsiasi coinvolgimento nell'escalation di violenza. Il capo di stato maggiore delle forze armate etiopi, il feldmaresciallo Berhanu Jula, ha dichiarato che l'esercito sta rispondendo alle provocazioni del fronte tigrino con «saggezza e moderazione», sostenendo che i gruppi armati non potrebbero affrontare lo Stato senza un sostegno esterno.
La nuova coalizione di gruppi armati contrari ad Abiy Ahmed, denominata Alleanza delle forze popolari etiopi per la sopravvivenza, si è formata la scorsa settimana con l'obiettivo dichiarato di rimuovere il governo federale. Si tratta di un'alleanza che riunisce il Tplf e altri sei gruppi, segnando una rottura significativa rispetto agli equilibri che avevano caratterizzato il periodo successivo all'accordo di pace di Pretoria del novembre 2022, che aveva formalmente posto fine alla guerra civile durata due anni.
L'Unione europea ha definito la situazione in rapido deterioramento, sia politico che militare, annunciando interventi immediati di natura diplomatica e umanitaria per tentare di fermare la ripresa del conflitto. Il Papa, nel suo appello, ha espresso la «fervida speranza» che la comunità internazionale «offra il proprio contributo generoso e tempestivo per garantire che tutti gli aiuti umanitari giungano a chi ne ha bisogno».
L'invito al Rosario per la pace
Nel corso dell'udienza, Papa Leone XIV ha anche rinnovato l'invito, già formulato a Lourdes, a recitare il Rosario nel mese di ottobre dedicandolo «in modo particolare alla fine delle guerre e al raggiungimento della pace». Il Pontefice guiderà personalmente la preghiera mariana il 1° ottobre nei Giardini vaticani, insieme a circa un migliaio di bambini.
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