Morto Gianandrea Barreca, l'architetto che ha ridisegnato il rapporto tra città e natura
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Se n'è andato nella sua casa di Bogliasco, il borgo affacciato sul mare che lo aveva visto crescere, Gianandrea Barreca, architetto genovese di fama internazionale, spentosi all'età di cinquantasette anni dopo una lunga malattia che lo aveva accompagnato negli ultimi tempi.
La notizia della scomparsa, avvenuta il quindici giugno, è stata diffusa dallo stesso studio che aveva fondato con il socio Giovanni La Varra, con il quale aveva condiviso un percorso professionale durato quasi tre decenni, sin dai tempi della collaborazione all'interno di Boeri Studio.
Barreca lascia un vuoto profondo nel panorama dell'architettura contemporanea, non solo per la mole di opere realizzate, ma per aver saputo coniugare, con una rara sensibilità, la scala del grande progetto urbano con un'attenzione quasi artigianale per il territorio e i suoi abitanti, come dimostrano i numerosi interventi di rigenerazione urbana e housing sociale che costellano la sua carriera.
Dalle sperimentazioni del Gruppo A12 al sodalizio con Boeri e La Varra
Nato il ventisette ottobre del 1969, Barreca muove i primi passi nel mondo della progettazione culturale nel 1993, quando partecipa alla fondazione del Gruppo A12, un collettivo di ricerca che si proponeva di esplorare le intersezioni tra arte, architettura e spazio pubblico, un laboratorio di idee che lo porterà a confrontarsi con le dinamiche della città contemporanea ben prima di firmare i suoi progetti più celebri.
È nel 1999, però, che la sua carriera prende una direzione decisiva, con la fondazione di Boeri Studio insieme a Stefano Boeri e allo stesso Giovanni La Varra; un sodalizio, quest'ultimo, che si sarebbe consolidato nel tempo fino a diventare, nel 2008, lo studio Barreca & La Varra, mantenendo tuttavia un rapporto di stretta collaborazione con Boeri per molti dei progetti più significativi.
Proprio in quegli anni, tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del nuovo millennio, Barreca inizia a sviluppare quella visione dell'architettura come disciplina relazionale, capace di tessere legami inediti tra il costruito e il paesaggio, tra la dimensione pubblica e quella privata, un approccio che lo porterà a diventare un punto di riferimento per le nuove generazioni, anche attraverso l'insegnamento presso la Domus Academy, dove ha diretto il Master in Urban Vision and Architectural Design, e le docenze presso le università di Genova e Pavia.
Il Bosco Verticale, un manifesto diventato icona mondiale
È impossibile parlare di Gianandrea Barreca senza menzionare il Bosco Verticale, il progetto che, più di ogni altro, ha consegnato il suo nome all'immaginario collettivo, trasformando il profilo del quartiere milanese di Porta Nuova con le sue due torri abitate da centinaia di alberi e arbusti, un'opera che ha saputo coniugare sperimentazione tipologica e sostenibilità ambientale diventando un manifesto internazionale dell'architettura green.
Quel progetto, sviluppato con Stefano Boeri e Giovanni La Varra tra il 2007 e il 2014, non è stato tuttavia che l'esempio più eclatante di una riflessione più ampia sul rapporto tra natura e artificio, una riflessione che Barreca ha portato avanti in altre opere di respiro europeo, come la Villa Méditerranée a Marsiglia, con il suo audace sbalzo sul mare, o il complesso di housing sociale 5Square, che si inserisce con delicatezza nel tessuto del Parco Agricolo Sud di Milano, dimostrando come la qualità dello spazio pubblico possa diventare il vero motore del progetto architettonico
L'eredità di un architetto che guardava al futuro
All'attività di progettista, Barreca ha affiancato un impegno costante nella ricerca e nella divulgazione, ricoprendo ruoli di prestigio come quello di membro del Comitato tecnico-scientifico per l'Arte e l'Architettura Contemporanee del ministero della Cultura, un incarico che testimonia la stima di cui godeva nel panorama istituzionale oltre che in quello professionale.
I suoi progetti, dal quartier generale della Siemens al complesso per RCS, fino al più recente Nuovo Policlinico di Milano, che non vedrà completato, raccontano la storia di un architetto capace di confrontarsi con le sfide della contemporaneità senza mai perdere di vista il radicamento nel territorio, come dimostra il suo ultimo impegno per le aree ex-Boero a Molassana.
La sua scomparsa lascia un'eredità complessa e articolata, che non si misura solo nei numerosi premi internazionali vinti, come il Best Tall Building Worldwide, ma nella capacità di aver saputo immaginare una città diversa, più attenta alle relazioni e alla qualità della vita, un'eredità che i funerali, celebrati giovedì diciotto giugno a Bogliasco, consegneranno al ricordo di chi lo ha conosciuto e alla storia dell'architettura italiana.




