Colombia, il presidente de la Espriella ordina i primi attacchi: sei uccisi tra Meta e Antioquia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il primo fine settimana della presidenza di Abelardo de la Espriella si è aperto con un'escalation militare che segna in modo inequivocabile il tono della sua amministrazione. Nel corso di due distinte operazioni condotte domenica nelle regioni di Meta e Antioquia, le forze di sicurezza colombiane hanno ucciso sei membri di due organizzazioni armate considerate prioritarie nella strategia di sicurezza nazionale del nuovo governo.

Tra le vittime, secondo quanto riferito da fonti ufficiali, figurano quattro guerriglieri del Frente, un gruppo dissidente vicino alla ex guerrilla delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), tra i quali il comandante locale Hernando Forero Mosquera, e due presunti appartenenti al Clan del Golfo, la più potente organizzazione dedita al narcotraffico e all'estrazione mineraria illegale nel paese.

I primi colpi del nuovo corso

Le operazioni, coordinate dal comando congiunto delle forze militari e della polizia nazionale, hanno portato anche all'arresto di altri quattro individui, sebbene i dettagli sulla loro identità o sul loro presunto ruolo all'interno delle strutture criminali non siano stati resi noti dalla compagine ministeriale.

Questi interventi rappresentano una prima, concreta attuazione delle promesse di campagna elettorale di de la Espriella, che aveva fatto della linea dura contro il narcotraffico e i gruppi armati illegali uno dei pilastri del suo programma, con un'impennata della spesa militare già annunciata nelle scorse settimane. Fonti vicine al ministero della Difesa hanno fatto sapere che le azioni di domenica sono solo l'inizio di una fase offensiva che proseguirà senza sosta, mirando a smantellare le reti logistiche e finanziarie che, secondo l'intelligence, ancora prosperano in vaste aree del paese.

L'ombra di una strategia internazionale

L'intervento sul fronte interno si inserisce in un contesto più ampio di riposizionamento geopolitico voluto dal nuovo inquilino del Palazzo di Nariño, che ha già manifestato la volontà di allinearsi strettamente alle direttive dei suoi riferimenti politici internazionali.

Le recenti decisioni dell'esecutivo, tra cui il riconoscimento della sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale a discapito della Repubblica Araba Saharawi Democratica, hanno di fatto sancito un distacco netto dalla tradizionale posizione di equidistanza della diplomazia colombiana, suscitando un immediato riscontro positivo negli ambienti conservatori statunitensi.

A questo riavvicinamento strategico si accompagna un annuncio di fondamentale importanza per le casse di Bogotá: l'amministrazione Trump ha fatto sapere di voler destinare un miliardo di dollari alla Colombia per rafforzare proprio i settori della sicurezza e della lotta al narcotraffico, un segnale tangibile che Washington vede in de la Espriella un partner privilegiato per la propria influenza nel continente.

Panama si mobilita sullo Scudo d'Acciaio

L'impatto delle scelte di Bogotá si fa sentire anche oltre i propri confini, in particolare sull'istmo di Panama, dove il governo locale ha risposto alla nuova fase di tensione nella regione con un dispiegamento massiccio di forze. Il Servizio Nazionale di Frontiera di Panama (Senafront) ha avviato ufficialmente l'Operazione "Steel Shield" (Scudo d'Acciaio), che prevede lo schieramento di oltre 700 militari e agenti in punti nevralgici lungo il confine con la Colombia.

Lo scopo dichiarato dell'operazione, come ha spiegato il direttore generale del Senafront, Larry Solis, è quello di contrastare eventuali minacce e garantire la sicurezza delle comunità residenti nelle aree di confine, in un contesto di crescente preoccupazione per i possibili effetti destabilizzanti delle offensive militari colombiane sui traffici illegali che tradizionalmente attraversano la frontiera.

La prova del terremoto di Cali

Mentre le operazioni militari facevano già il loro bilancio di vittime, il nuovo governo ha dovuto fare i conti con un'altra emergenza, questa volta di natura naturale, che ha messo a dura prova la sua capacità di risposta immediata. Il terremoto che ha colpito la città di Cali e le zone circostanti ha infatti richiesto un dispiegamento di risorse e un'attenzione mediatica che hanno in qualche modo affiancato, se non oscurato, l'annuncio delle operazioni antiguerriglia.

Sebbene le due sfide siano profondamente diverse, la gestione parallela della crisi sismica e dell'offensiva militare ha già fornito al governo l'occasione per testare la macchina amministrativa e la sua capacità di reagire a scenari complessi, mostrando un apparato statale che sembra muoversi su più fronti con una decisione che non si vedeva da anni nella politica colombiana.

Il presidente de la Espriella, da parte sua, ha monitorato personalmente entrambe le situazioni, mantenendo un profilo alto e ribadendo la fermezza del suo esecutivo sia nel portare avanti la guerra ai gruppi armati che nel soccorrere le popolazioni colpite dal sisma.

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