Grant eliminata da Cirstea al secondo turno di Madrid, ma la sua ascesa è già scritta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È uscita dal campo tra gli applausi, Tyra Caterina Grant, e quell’ovazione – per una sconfitta – racconta più di qualsiasi vittoria. La diciottenne romana, classe 2008, ha ceduto oggi al secondo turno del Mutua Madrid Open contro Sorana Cirstea, numero 26 del mondo e testa di serie numero 25, con il punteggio di 6-2, 7-6(5). Ma il tabellone, a volte, mente. Perché il 6-2 del primo set racconta solo un iniziale momento di assestamento, quello in cui la giovane azzurra, reduce da tre vittorie consecutive nelle qualificazioni – tutte contro top 100 – ha dovuto misurare la distanza che separa una promessa da una veterana abituata ai palcoscenici più grandi, capace in passato di raggiungere i quarti di uno Slam. E l’ha misurata, eccome.

Un secondo set da veterana, con il servizio per chiudere

Nel secondo parziale, il divario di classifica (262 contro 26) è diventato un’astrazione. Grant ha smesso di guardare il nome dall’altra parte della rete – Cirstea, 36 anni, una che di battaglie ne ha viste a decine – e ha iniziato a giocare da pari a pari. La rumena, pur avanti di un set, non ha trovato varchi. La classe 2008 ha alzato la prima di servizio, ha cominciato a scambiare in profondità su quella terra rossa della Caja Magica, e a un certo punto si è trovata avanti 5-4, con la possibilità di servire per portare il match al terzo. Non è riuscita a chiuderlo, e lì sta forse l’unico rimpianto di una giornata che, altrimenti, profuma già di futuro.

La rimonta di Cirstea e il tie-break decisivo

La rimonta della rumena è stata inesorabile, ma non travolgente: più costruita con i centimetri di esperienza che con la potenza, recuperando lo svantaggio punto su punto. Il tie-break finale – vinto da Cirstea per 7-5 – ha confermato quel che si era visto. La giovane italiana non si è disunita, ha tenuto il campo, ha scambiato con la stessa testa di serie in un contesto in cui molte coetanee avrebbero già mollato. La differenza, alla fine, l’ha fatta un paio di colpi più puliti dall’altra parte, nulla di più. Per Grant, che partiva dalle qualificazioni di un WTA 1000 con un montepremi di oltre 8 milioni di euro, il percorso si ferma qui: tre vittorie su giocatrici tra le prime cento al mondo, un secondo turno giocato alla pari con una top trenta, e l’uscita di scena tra gli applausi di chi ha capito di aver appena visto qualcosa che tornerà presto.

Doppio, intanto, avanza la coppia Errani-Paolini

Nel frattempo, sulla terra della Caja Magica, continua il cammino delle altre azzurre nel doppio: Sara Errani e Jasmine Paolini hanno superato il loro turno, tenendo alta la bandiera italiana in una specialità che alle nostre tenniste ha regalato soddisfazioni storiche. Ma il racconto della giornata, nel singolare femminile, porta il nome di Grant. Non per la sconfitta, ma per come è maturata: senza timori reverenziali, senza la frenesia di chi si sente fuori posto. Una diciottenne che ha servito per un set contro la numero 26 del mondo e ha perso solo al tie-break. Ci sono sconfitte che pesano più di mille vittorie facili. Questa, invece, pesa il giusto: come un punto di partenza.

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