Milano, l’inchiesta urbanistica: Tancredi si difende, Marinoni e il sistema della "cattura del regolatore"
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Redazione Interno
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Giancarlo Tancredi, ex assessore alla Rigenerazione urbana del Comune di Milano, agli arresti domiciliari dallo scorso giovedì nell’ambito dell’inchiesta che scuote la città, sta preparando la sua linea difensiva. Attraverso i suoi legali, fa sapere di voler dimostrare di aver agito «soltanto nell’interesse del Comune», respingendo ogni accusa di vantaggio personale. «Tranquillo» nonostante le accuse, Tancredi sta esaminando i documenti processuali, convinto di poter ribattere punto per punto alle contestazioni che lo riguardano.
Parallelamente, un altro nome emerge con forza nelle carte dell’indagine: Giuseppe Marinoni, già presidente della disciolta Commissione per il Paesaggio, accusato di essere un esempio di regulatory capture, quella “cattura del regolatore” che in gergo giuridico indica l’influenza illecita di privati sugli enti pubblici. Per i magistrati, dietro la facciata delle procedure legali si nascondeva un sistema in cui lobbying e corruzione si intrecciavano, alterando le regole del gioco a vantaggio di pochi.
Il crollo di quello che per anni è stato definito il “modello Milano” appare oggi in tutta la sua gravità. Se da un lato la città è stata celebrata come simbolo di sviluppo e attrattività per gli investimenti, dall’altro l’assenza di controlli rigorosi ha portato a un meccanismo opaco, dove interessi privati e pubblici si confondevano. Ottanta indagati, 150 cantieri bloccati e oltre 1.600 appartamenti fermi sono solo alcuni dei numeri di un danno economico che si misura in centinaia di milioni.
Dalle chat intercettate emerge un quadro desolante, in cui la pianificazione urbanistica veniva ridotta a mera formalità. «Basta una spolverata di sociale», si legge in uno dei messaggi, sintomo di un approccio superficiale a temi cruciali come l’equità e la trasparenza. Ma a rendere ancora più pesanti le accuse è l’ordinanza del gip Mattia Fiorentini, che evidenzia come il Comune non solo fosse a conoscenza di potenziali conflitti d’interesse, ma in alcuni casi li avesse addirittura favoriti.




