Il Monza non perdona e passa a Cesena, il Cavalluccio ci prova ma poi spegne la luce
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Redazione Sport
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Non basta una partita giocata a buon ritmo per fermare la corsa del Monza, e il Cesena lo scopre a proprie spese al cospetto di una corazzata che al “Manuzzi” si impone con un netto 3. I padroni di casa, spinti dal calore del pubblico, provano a dettare legge sin dalle prime battute, con Thiam costretto agli straordinari già al 4’ su un cross di Ciervo e sulla successiva conclusione del medesimo attaccante. La prima emozione vera, però, porta la firma dei romagnoli al 16’, quando l’asse Berti-Frabotta confeziona il pallone giusto per Shpendi: l’attaccante albano-cesenate impatta bene sul primo palo, ma trova sulla sua strada i riflessi pronti dell’estremo difensore senegalese, abile a opporsi e a neutralizzare la minaccia.
Il copione della gara, ricca di capovolgimenti e intensità, si ribalta però alla mezz’ora. È Pessina, con una visione di gioco notevole, a pescare sulla destra un Azzi scatenato: l’esterno, dopo una giocata individuale di pregevole fattura, lascia partire un diagonale potentissimo che si insacca alla destra di Klinsmann, regalando il vantaggio agli ospiti. La reazione del Cesena è rabbiosa e trova subito un potenziale pari con Frabotta, ma l’arbitro Bonacina annulla per un tocco di mano di Cerri a monte dell’azione, scatenando le proteste e lasciando l’amaro in bocca. Il Monza, cinico e spietato, non perdona e raddoppia poco dopo: ancora Azzi, scatenato sulla destra, confeziona un assist al bacio per Cutrone, che da rapace d’area insacca sul primo palo il gol del 2-0 con cui si chiude il primo tempo. I biancorossi, va detto, sfiorano più volte il tris prima dell’intervallo e dimostrano una superiorità tecnica e mentale che farebbe pensare a una pratica già chiusa.
La ripresa vede un Cesena generoso ma sfortunato, con Castagnetti che colpisce l’incrocio dei pali su punizione e con un episodio dubbio in area per un contatto su Francesconi che non convince la direzione arbitrale. Quando la squadra di Mignani prova a gettare il cuore oltre l’ostacolo, ecco l’episodio che poteva riaprire la contesa: l’espulsione di Azzi per doppia ammonizione lascia il Monza in dieci uomini a venti minuti dal termine. E invece, in pieno recupero e in contropiede, i brianzoli trovano addirittura il tris con Petagna, abile a finalizzare una ripartenza perfetta. Solo allo scadere Frabotta, con un mancino preciso sul secondo palo, regala la rete della bandiera ai suoi, ma i fischi della Curva Mare al triplice fischio raccontano di una crisi che non accenna a fermarsi.
Un ruolino di marcia preoccupante per i padroni di casa
La sconfitta contro la capolista aggrava ulteriormente i numeri di un Cesena che, al di là della prestazione generosa offerta al “Manuzzi”, non riesce più a fare risultato. Dall’inizio di dicembre, e più precisamente dalla vittoria interna col Mantova del 13 dicembre, i romagnoli hanno collezionato appena due successi e nove punti totali in tre mesi di campionato. Gli otto ko nelle ultime dodici gare rappresentano un dato impietoso per una squadra che, nonostante le buone trame di gioco mostrate a tratti contro il Monza, sembra aver smarrito la concretezza necessaria per competere stabilmente in alta classifica. I numeri dicono di un gruppo che, a fronte di una produzione offensiva non certo trascurabile, paga dazio in termini di attenzione nei momenti cruciali delle partite.
Il Monza viaggia spedito verso la serie A
Sul versante opposto, il successo di Cesena rappresenta l’ennesima prova di forza di una squadra che sembra avere tutte le carte in regola per giocarsi la promozione diretta fino alla fine. Per i brianzoli si tratta della quarta affermazione consecutiva e della settima nelle ultime otto uscite, una striscia che li mantiene stabilmente in vetta alla classifica a braccetto col Venezia. La squadra di Paolo Bianco, al di là dell’evidente qualità tecnica messa in campo da giocatori come lo stesso Azzi, Cutrone e Petagna, dimostra una maturità e una gestione dei momenti della gara che fanno la differenza, come testimonia la freddezza con cui ha colpito nonostante l’inferiorità numerica.




