Nuovo decreto autovelox 2026, cosa cambia per omologazione, tarature e multe

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il 9 giugno 2026 il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato il decreto che molti, tra automobilisti e amministratori locali, attendevano da tempo. Il provvedimento, che è stato ufficialmente notificato alla Commissione Europea e ha già ottenuto il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, si propone di mettere ordine in una materia divenuta ormai un groviglio di interpretazioni giurisprudenziali e incertezze tecniche.

L'obiettivo dichiarato è quello di definire, una volta per tutte, le regole certe per l'omologazione, la taratura e le verifiche dei dispositivi di rilevamento della velocità, superando le criticità che negli ultimi anni hanno alimentato un contenzioso senza fine e gettato ombre sulla legittimità di milioni di verbali.

La firma di questo decreto arriva in un momento cruciale, con l'estate ormai alle porte e milioni di italiani pronti a percorrere le autostrade e le statali della penisola, ed è il frutto di un lungo lavoro istruttorio che ha coinvolto il Ministero dell'Interno, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e l'ANCI.

Il cuore del decreto: omologazione, taratura e un periodo transitorio

Il nuovo decreto, composto da sette articoli e due allegati tecnici, riforma profondamente l'intero ciclo di vita degli autovelox. Il fulcro della normativa è rappresentato dall'omologazione del prototipo, un passaggio che, come stabilito dalla celebre ordinanza della Cassazione n. 10505 del 18 aprile 2024, è requisito imprescindibile per la validità delle sanzioni.

In precedenza, molti dispositivi utilizzati in Italia erano solo "approvati", una procedura amministrativa meno rigorosa che, secondo la Suprema Corte, non è sufficiente a garantire l'affidabilità della misurazione. Il decreto stabilisce ora criteri chiari e univoci per l'ottenimento dell'omologazione, che viene rilasciata dal Ministero dopo aver verificato la conformità del prototipo a parametri tecnici molto stringenti.

Oltre all'omologazione, il provvedimento disciplina con precisione le operazioni di taratura, che saranno obbligatorie sia in fase iniziale, prima della messa in esercizio del dispositivo, sia in modo periodico con cadenza almeno annuale. Questi controlli, eseguiti da laboratori accreditati, sono essenziali per garantire che l'apparecchio mantenga nel tempo la precisione richiesta dalla legge, con margini di errore massimi tollerati fissati tra il 3% e il 4%.

Se una verifica dovesse dare esito negativo, il dispositivo dovrà essere immediatamente spento e non potrà essere riutilizzato fino al ripristino della piena funzionalità e al superamento di un nuovo controllo. Per gestire il passaggio dal vecchio al nuovo sistema, il decreto prevede un regime transitorio: i dispositivi approvati dopo il 2017, in quanto già conformi ai nuovi requisiti, sono considerati automaticamente omologati e dovranno solo aggiornare la propria targhetta identificativa.

Per tutti gli altri, invece, sarà necessario avviare le procedure previste dal decreto.

Il caso di Adria: due multe annullate e un debito fuori bilancio

Il nuovo decreto giunge mentre, nei tribunali di tutta Italia, continuano a essere definiti i contenziosi legati alla mancata omologazione degli autovelox. Un esempio emblematico viene dal Comune di Adria, in provincia di Rovigo, dove il consiglio comunale ha recentemente approvato il riconoscimento di due debiti fuori bilancio per un totale di 395,24 euro.

Come ha spiegato il vicesindaco e assessore al bilancio Federico Simoni, si tratta di somme dovute a seguito di due sentenze esecutive del giudice di pace di Rovigo, che hanno accolto i ricorsi presentati da altrettanti cittadini contro contravvenzioni al Codice della strada. Il caso di Adria è la spia di un fenomeno ben più ampio: la pioggia di ricorsi, spesso vittoriosi per gli automobilisti, che ha minato le entrate di molti enti locali e creato non pochi grattacapi agli amministratori.

Nonostante la consapevolezza che i dispositivi fossero sprovvisti della necessaria omologazione, diversi Comuni hanno scelto di mantenere accesi gli autovelox, consci del rischio di dover poi rimborsare le multe, ma anche della responsabilità di garantire la sicurezza sulle proprie strade.

Regole più severe anche per i produttori e per il rispetto della privacy

Il decreto non si limita a regolare l'uso degli autovelox, ma allarga il suo raggio d'azione fino a coinvolgere i produttori, che assumono un ruolo centrale nel garantire la conformità degli apparecchi. Per i nuovi modelli, diventa obbligatoria la certificazione ISO 9001, e sono previsti controlli periodici sia sul sistema di gestione della produzione che sulla conformità del prodotto finale rispetto al prototipo omologato.

Questi controlli di conformità, la cui frequenza varia a seconda che il produttore sia o meno certificato, sono il tassello che chiude il cerchio di una filiera che il Ministero vuole rendere completamente tracciabile e affidabile. Un altro aspetto di grande rilievo, spesso sottovalutato, riguarda la tutela della privacy. Il decreto interviene anche su questo fronte, imponendo che i dispositivi che effettuano riprese frontali degli autoveicoli siano dotati di sistemi software in grado di oscurare automaticamente i volti delle persone presenti nell'abitacolo.

I dati e le immagini raccolti, inoltre, dovranno essere crittografati e gestiti secondo criteri di sicurezza e tracciabilità, per evitare che uno strumento di controllo diventi un veicolo di potenziali abusi.

Le regole per il posizionamento e cosa deve contenere un verbale valido

Oltre alla conformità tecnica del dispositivo, il decreto e la più ampia normativa del Codice della Strada pongono l'accento sulle condizioni di utilizzo, a partire dalla corretta segnaletica. Per essere valida, una multa elevata tramite autovelox deve rispettare regole precise: la distanza minima tra il cartello che impone il limite e l'apparecchio, come stabilito dalla giurisprudenza, deve essere di almeno 1.000 metri sulle strade extraurbane.

La postazione di controllo, inoltre, non può essere nascosta e la segnaletica di preavviso deve essere posizionata in modo visibile. Ma è il contenuto del verbale stesso a fare la differenza. Per essere considerato valido, il documento deve riportare informazioni fondamentali: il modello del dispositivo utilizzato, gli estremi del decreto di omologazione, e la data dell'ultima taratura periodica.

La mancanza anche di uno solo di questi elementi costituisce un valido motivo per presentare ricorso, un'opzione che, come dimostra il caso di Adria, è sempre più nelle corde degli automobilisti. Tuttavia, la scelta di impugnare una multa va valutata attentamente, considerando che i costi del contenzioso, tra contributo unificato e spese legali, potrebbero rivelarsi superiori all'importo della sanzione stessa.

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