Decreto autovelox, Salvini firma il provvedimento sull'omologazione: ecco cosa cambia per le multe e i ricorsi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La lunga attesa è finita. Dopo mesi di incertezze – alimentate da una serie di pronunce giurisprudenziali che hanno letteralmente smontato l'impianto sanzionatorio basato sui dispositivi non a norma – il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato il tanto atteso decreto che definisce le procedure di omologazione, verifica e taratura per tutti gli strumenti utilizzati nell'accertamento delle violazioni dei limiti di velocità.

Il provvedimento, che verrà pubblicato nei prossimi giorni sulla Gazzetta Ufficiale, dovrebbe entrare in vigore il giorno successivo, mettendo così fine a quella che ormai era diventata una vera e propria "guerra" delle multe, combattuta a colpi di ricorsi e sentenze favorevoli agli automobilisti.

La svolta della Cassazione e il vuoto normativo

Per comprendere la portata del decreto, occorre fare un passo indietro. A partire dal 2024, la Corte di Cassazione ha stabilito con chiarezza – attraverso l'ordinanza n. 10505 – che solo gli strumenti debitamente "omologati" possono essere considerati fonti di prova valide per elevare una contravvenzione. I giudici hanno tracciato un solco netto tra la semplice "approvazione" tecnica (un iter amministrativo più snello) e l'"omologazione" vera e propria (un procedimento complesso che certifica la perfetta rispondenza del singolo prototipo alle prescrizioni di legge).

Questa distinzione, a lungo ignorata o sottovalutata, ha generato un effetto valanga: migliaia di automobilisti hanno fatto ricorso, ottenendo l'annullamento delle sanzioni e creando un buco nero nei bilanci dei Comuni, che hanno visto crollare gli incassi proprio laddove i dispositivi sono stati spenti per timore di nuove contestazioni.

La sanatoria tecnica dei 15 dispositivi

Il decreto firmato da Salvini interviene proprio per colmare questo vuoto, introducendo una sorta di "sanatoria" tecnica. Nel testo del provvedimento, infatti, viene stabilito che quindici apparecchiature già in uso – e precedentemente dotate di nulla osta approvati – verranno considerate automaticamente omologate dopo la pubblicazione in Gazzetta. Si tratta di dispositivi come il "Tutor 3.0", il "Velocar Red&Speed" e il "Celeritas", diffusi su buona parte del territorio nazionale.

Per tutti gli altri moduli, invece, il decreto prevede una procedura semplificata: produttori ed enti locali potranno presentare la documentazione integrativa al Ministero, che avrà sessanta giorni di tempo per rispondere. In questo modo, l'esecutivo prova a congelare il contenzioso pregresso, offrendo una base giuridica solida a quei Comuni che, negli ultimi due anni, hanno continuato a verbalizzare nonostante le incertezze.

Le crepe giuridiche e le nuove eccezioni

Nonostante la portata pratica del provvedimento, il fronte dei legali degli automobilisti non sembra intenzionato ad abbassare le armi. Esiste un primo nodo di legittimà formale: secondo alcuni osservatori, un decreto ministeriale non può trasformare retroattivamente una "approvazione" in "omologazione", poiché si tratta di atti amministrativi con presupposti giuridici differenti. Questa presunta illegittimità potrebbe generare un nuovo contenzioso davanti ai giudici di pace.

Inoltre, c'è la questione della competenza: mentre il Mit (Ministero delle Infrastrutture) emana il decreto, l'autorità nazionale in materia metrologica è il Ministero delle Imprese, il che apre uno spiraglio per contestare la bontà tecnica delle misurazioni. E, anche a omologazione ottenuta, restano validi tutti gli altri motivi di opposizione: dalla corretta taratura periodica del dispositivo (che deve essere dimostrata dalla polizia locale) alla regolare segnalazione della postazione, fino alla corretta manutenzione dello strumento specifico utilizzato per la rilevazione.

L'impatto sugli enti locali

Per i Comuni, il decreto rappresenta quindi un'arma a doppio taglio. Da un lato, ricevono il "libretto delle istruzioni" per mettere in regola la loro strumentazione; dall'altro, vengono messi sotto pressione dall'osservatorio delle associazioni dei consumatori. Dati recenti, riferiti a realtà come Roma, mostrano come tre dispositivi su quattro fossero in attesa di omologazione, con un conseguente dimezzamento delle multe elevate.

Ora, con le regole chiare, il Ministero guidato da Salvini ha ribadito che l'obiettivo non è fare cassa – come spesso criticato in passato – ma garantire la sicurezza stradale. Il Codacons, pur approvando la firma, ha sottolineato che il ritardo nell'emanazione ha già avuto effetti negativi sulle casse pubbliche e sulla prevenzione degli incidenti.

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