Delitto della ricina a Pietracatella, la procura di Larino attende gli esami di Berlino e un nuovo testimone
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Redazione Interno
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Sono passati nove mesi da quando Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, rispettivamente di 46 e 15 anni, persero la vita a distanza di pochi giorni l'una dall'altra per un avvelenamento da ricina nel piccolo centro molisano di Pietracatella.
Eppure, nonostante un lavoro investigativo che ha portato gli inquirenti a sentire circa duecento persone e a sottoporre a perlustrazione una mole impressionante di reperti, il quadro generale resta ancora segnato da ombre fitte e da un interrogativo di fondo che sembra non trovare soluzione: quale sia stato, esattamente, il ruolo giocato da Gianni Di Vita, marito della donna e padre della ragazza, in questa tragica vicenda.
Il nodo centrale delle indagini: la posizione di Gianni Di Vita
Secondo quanto emerge da fonti vicine al fascicolo, la Squadra mobile di Campobasso e la Procura della Repubblica di Larino, guidata dal procuratore Elvira Antonelli, stanno concentrando le proprie attenzioni proprio sulla figura dell'ex primo cittadino di Pietracatella. Di Vita, che all'epoca dei fatti era sindaco del paese, si trova in una posizione quanto meno complessa: è al tempo stesso un familiare delle vittime, un testimone ascoltato più volte dagli inquirenti e, per molti versi, colui che potrebbe avere avuto la chiave di lettura per decifrare l'intera dinamica degli eventi.
Ma a oggi, e la precisazione è doverosa, nessuna accusa formale è stata elevata nei suoi confronti e la procura procede formalmente contro ignoti, mantenendo aperte tutte le piste, da quella legata a eventuali moventi passionali fino a ipotesi che coinvolgerebbero terze persone.
Il campanello d'allarme dei familiari e i dubbi del padre di Antonella
A tenere viva la tensione attorno alla figura di Gianni Di Vita contribuiscono anche le dichiarazioni e i sentimenti contrastanti espressi da Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara. L'uomo, che ha avuto modo di colloquiare più volte con il genero nel corso di questi mesi, non è riuscito a trovare una pace interiore che lo porti né a scagionarlo completamente né, d'altro canto, ad additarlo come il responsabile di quanto accaduto.
I suoi dubbi, alimentati da dettagli che non tornano e da risposte che tardano ad arrivare, rispecchiano in qualche modo lo stato d'animo di un'intera comunità rimasta scossa dalla vicenda. E proprio l'incertezza che ancora aleggia sugli sviluppi giudiziari rende la posizione di Di Vita un elemento di frizione costante all'interno del materiale probatorio raccolto finora.
L'attesa per i referti tedeschi e le possibili proroghe tecniche
Nelle prossime ore, tuttavia, potrebbero arrivare elementi nuovi e forse decisivi per il prosieguo delle indagini. Si attendono con ansia i risultati delle analisi condotte dal Robert Koch Institut di Berlino, il prestigioso ente tedesco al quale sono stati affidati alcuni dei reperti più significativi legati alla presenza della ricina. La speranza degli investigatori è che quei rapporti possano finalmente offrire un riscontro scientifico in grado di fare chiarezza sulla provenienza del veleno e sulle modalità con cui le due vittime ne sono entrate in contatto.
La procuratrice Elvira Antonelli, interpellata sull'argomento, ha fatto sapere che non si esclude la possibilità di richiedere una proroga di trenta giorni per ciascuna delle consulenze tecniche, come peraltro previsto dal codice di procedura penale, qualora i termini stabiliti per la conclusione degli esami dovessero risultare insufficienti. In tal senso, la finestra temporale entro cui i periti tedeschi dovrebbero depositare le loro conclusioni sarebbe ormai imminente, anche se gli slittamenti burocratici e la complessità delle analisi potrebbero allungare ulteriormente i tempi.
Un nuovo testimone e la settimana che può cambiare le sorti del caso
A complicare ulteriormente il quadro, ma al tempo stesso ad aprire uno spiraglio verso la soluzione del giallo, è l'emersione di un nuovo testimone che sarebbe pronto a farsi sentire dagli inquirenti negli uffici della Questura di Campobasso. Si tratterebbe del marito di un'insegnante, amica di Gianni Di Vita, una figura che potrebbe aver assistito a conversazioni o assistito a dinamiche relazionali finora rimaste nascoste agli atti.
L'audizione, se confermata, rappresenterebbe un tassello importante per ricostruire i rapporti personali e le eventuali tensioni che hanno preceduto l'avvelenamento. La settimana che si apre, insomma, si preannuncia cruciale sotto molteplici aspetti: da un lato gli esami di Berlino, dall'altro le testimonianze decisive, in un intreccio che tiene col fiato sospeso gli investigatori e che potrebbe finalmente restituire un senso compiuto a una tragedia che ha sconvolto un'intera regione.
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