Pensioni, contributi volontari più cari nel 2026: l’Inps aggiorna gli importi con l’aumento dello 0,7%
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Redazione Economia
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L’istituto nazionale di previdenza sociale ha messo a punto, attraverso la circolare numero 27 pubblicata l’11 marzo, il quadro aggiornato dei costi per chi intende proseguire volontariamente la propria posizione assicurativa. Si tratta, come noto, di una facoltà riservata a quei lavoratori che, avendo interrotto o cessato l’attività, scelgono di farsi carico in prima persona dell’onere contributivo per non vedere vanificati gli sforzi fino a quel momento compiuti ai fini pensionistici. Gli importi, come da prassi, sono stati ritoccati verso l’alto sulla base della variazione annuale dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, che per il 2025 si è attestata all’1,4%, determinando un conseguente adeguamento per l’anno in corso. Ne consegue che la spesa minima annua per un lavoratore dipendente non agricolo autorizzato dopo il 1995 si aggira ora intorno ai 4.200 euro, una cifra che, seppur in leggero aumento rispetto ai 4.141 euro del 2025, rappresenta pur sempre un esborso non indifferente per le tasche di chi deve pianificare il proprio futuro previdenziale.
Per i dipendenti, il meccanismo di calcolo ruota attorno ad alcuni parametri cardine che l’Inps ha provveduto a rivedere al rialzo. La retribuzione minima settimanale da prendere a riferimento, infatti, è stata fissata in 244,74 euro, il che, moltiplicato per l’aliquota contributiva del 33% (applicabile per l’appunto a chi ha ottenuto l’autorizzazione dopo il 1995), porta a un contributo minimo settimanale di 80,76 euro e, su base annua, a quel famoso importo di 4.199,74 euro. Diverso, invece, il discorso per chi era già in possesso dell’autorizzazione prima del primo gennaio 1996, per i quali l’aliquota resta ancorata al più vantaggioso 27,87%. Parallelamente, l’istituto ha comunicato anche gli altri valori che delimitano il campo di applicazione dei versamenti: la prima fascia di retribuzione annua oltre la quale scatta l’aliquota aggiuntiva dell’1% è stata portata a 56.224 euro, mentre il massimale contributivo per i soggetti nel sistema contributivo, ovvero il tetto oltre il quale non si è tenuti a versare, è stato innalzato a 122.295 euro.
Le tabelle per artigiani e commercianti e i conti per la gestione separata
Passando al fronte del lavoro autonomo, il discorso si fa più articolato, dal momento che per artigiani e commercianti non esiste un costo fijo bensì una suddivisione in otto classi di reddito, ciascuna con un proprio importo contributivo. Le aliquote, che per il 2026 sono state confermate nella misura del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti, vanno a moltiplicare il reddito medio imponibile della classe di appartenenza, determinando così un ventaglio di possibilità piuttosto ampio. In pratica, un artigiano potrà trovarsi a versare da un minimo di 376,16 euro al mese, per la prima classe di reddito, fino a un massimo di 1.124,48 euro mensili per l’ottava e ultima classe, mentre per un commerciante la forbice mensile oscilla tra i 383,69 e i 1.146,97 euro. L’assegnazione a una classe piuttosto che a un’altra, va da sé, dipende dal reddito medio prodotto negli ultimi tre anni di effettiva attività.
Ancora più onerosa, come spesso accade, si conferma la posizione di chi è iscritto o intende proseguire i versamenti nella Gestione separata. In questo specifico comparto, l’Inps distingue tra i liberi professionisti veri e propri, che versano con un’aliquota del 25%, e gli altri iscritti, come i collaboratori coordinati e continuativi, per i quali l’aliquota previdenziale obbligatoria sale al 33%. Considerato che il reddito minimale annuo utile per l’accredito dei contributi rimane fissato a 18.808 euro, i conti sono presto fatti: un professionista con partita Iva dovrà sborsare non meno di 391,84 euro al mese, per un totale annuo di 4.702,08 euro, mentre un collaboratore dovrà far fronte a una spesa minima mensile di 517,22 euro, equivalenti a 6.206,64 euro su base annua. Si tratta di cifre che, messe nero su bianco, danno la misura dell’impegno finanziario richiesto a chi, nonostante l’interruzione del lavoro, non vuole smettere di accumulare anzianità contributiva.
I meccanismi di calcolo per i fondi speciali e le istruzioni operative
Il panorama dei contributi volontari, come chiarito dalla circolare, non si esaurisce certo qui, ma abbraccia anche una serie di gestioni particolari e fondi sostitutivi dell’Ago, per i quali l’Inps ha provveduto a dettare le nuove linee. Per i giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti, ad esempio, l’aliquota da applicare resta quella del 33%, allineata alla contribuzione obbligatoria per il Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Analogamente, per gli iscritti all’evidenza contabile separata del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, che include categorie come gli autoferrotranvieri o i dirigenti già iscritti all’ex Inpdai, e per i dipendenti del Fondo Ferrovie dello Stato, l’aliquota è confermata al 33%. Per il Fondo Volo, invece, le aliquote si diversificano in base all’anzianità contributiva e all’adesione o meno a forme di previdenza complementare, con percentuali che vanno dal 37,70% al 40,82%.
Dal punto di vista operativo, chi è interessato a presentare domanda o a regolarizzare la propria posizione deve sapere che l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria è subordinata al possesso di determinati requisiti, primo fra tutti un’anzianità contributiva minima alle spalle. Una volta ottenuto il via libera, il calcolo del contributo dovuto si basa sulla retribuzione media o sul reddito medio degli ultimi periodi lavorativi, applicando le nuove aliquote e i massimali appena descritti. L’Inps, attraverso la pubblicazione delle tabelle allegate alla circolare, ha inteso fornire uno strumento trasparente e dettagliato per consentire a ciascun lavoratore, o al suo consulente di fiducia, di quantificare con esattezza l’esborso necessario a mantenere in vita il proprio percorso previdenziale, evitando così spiacevoli interruzioni che potrebbero compromettere il raggiungimento della tanto agognata pensione.




