Cina, il lusso rimane debole
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Redazione Economia
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La Cina, nonostante gli incentivi varati dal governo di Pechino, continua a deludere le attese, rimandando a data da destinarsi la ripresa degli acquisti di lusso. I conti dei grandi del settore, come Lvmh e Ferragamo, evidenziano un calo significativo. Lvmh ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con un -2% a 60,7 miliardi di euro, attribuendo parte della responsabilità alla bassa fiducia dei consumatori cinesi, definita dal CFO Jean-Jacques Guiony «ai minimi dalla pandemia». Ferragamo, dal canto suo, ha registrato ricavi per 744 milioni di euro, in calo del 9,8% a cambi costanti e dell'11,9% a cambi correnti, con una minor propensione all'acquisto dei consumatori, particolarmente evidente nell'area Asia-Pacifico, come sottolineato dal CEO Marco Gobbetti.
Lvmh, inoltre, sta affrontando un momento di crisi interna, con la possibile uscita di Philippe Schaus dalla guida di Moët Hennessy, la divisione di vini e alcolici del gruppo, che include marchi prestigiosi come Dom Pérignon, Krug, Veuve Clicquot e il Cognac Hennessy. Questa decisione, anticipata da Bloomberg ma non confermata ufficialmente dal gruppo, sarebbe una risposta ai risultati deludenti registrati negli ultimi nove mesi.
Nonostante queste difficoltà, Lvmh ha registrato un risultato positivo a Parigi, con un guadagno del 2,61% nel CAC40. Tuttavia, la tendenza settimanale rimane fiacca, suggerendo possibili opportunità di vendita del titolo. Il quadro tecnico indica un'estensione della linea ribassista verso il pavimento a 616,7 euro, con un tetto rappresentato dall'area 632,3 euro.
In questo contesto, la crisi del settore del lusso in Cina appare ancora lontana da una risoluzione, con un ritorno alla crescita che potrebbe concretizzarsi solo tra due o tre anni.




