L’Intelligenza Artificiale e il copyright: il caso delle immagini in stile Studio Ghibli
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Un’ondata di illustrazioni digitali, realizzate imitando l’inconfondibile tratto dello Studio Ghibli, ha invaso i social network dopo l’introduzione del nuovo generatore di immagini basato sull’intelligenza artificiale di ChatGPT, rilasciato mercoledì scorso. La rapidità con cui queste creazioni si sono diffuse – al punto che lo stesso Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha modificato la propria immagine del profilo su X adattandola allo stile del celebre studio giapponese – ha riacceso il dibattito sui limiti del copyright nell’era dell’AI. OpenAI, del resto, è già impegnata in diverse battaglie legali per l’utilizzo non autorizzato di materiale protetto nell’addestramento dei suoi modelli.
Fondato nel 1985 da Hayao Miyazaki e Isao Takahata, lo Studio Ghibli non è semplicemente una casa di produzione cinematografica, ma un’istituzione culturale che ha ridefinito i canoni dell’animazione, regalando al mondo opere come La città incantata e Il mio vicino Totoro. Proprio per questo, la possibilità di generare immagini che ne riproducono lo stile con pochi clic ha suscitato reazioni contrastanti. Se da un lato c’è chi celebra la tecnologia come strumento di creatività, dall’altro molti fan e osservatori criticano quella che percepiscono come una violazione dell’originalità artistica di Miyazaki, ricordando le sue passate dichiarazioni contro l’uso dell’AI nell’arte.




