Chikungunya in Veneto, Crisanti: «Focolaio a Verona per scarsa disinfestazione»
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Redazione Salute
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Il focolaio di Chikungunya che ha colpito la provincia di Verona, dove i casi accertati hanno ormai superato la quarantina, è conseguenza diretta di una campagna di disinfestazione dalle zanzare insufficiente e non ottimale. A sostenerlo è il professor Andrea Crisanti, microbiologo e docente, il quale ha spiegato come il virus, veicolato principalmente dalla zanzara tigre, si trasmetta all'uomo esclusivamente attraverso la puntura dell'insetto, che a sua volta si infetta pungendo un soggetto malato.
Sulla stessa linea d’onda si è posto il virologo Roberto Burioni, il quale ha sottolineato l'assenza di vaccini o cure specifiche per la malattia, indicando come unica strada percorribile un'azione radicale contro gli insetti vettori. Burioni ha insistito sulla necessità di un intervento precoce e generalizzato, da avviare sin dai primi mesi dell'anno con trattamenti larvicidi diffusi, coinvolgendo l'intera popolazione in un'opera di monitoraggio e di azione tempestiva.
I sintomi della Chikungunya, che includono febbre alta e forti artralgie, rendono fondamentale una diagnosi rapida per gestire al meglio i pazienti, sebbene il decorso sia spesso benigno. La situazione veronese, tuttavia, ha riacceso i riflettori sulla pervasività della zanzara tigre nel territorio nazionale, un vettore ormai endemico e capace di veicolare patologie con grande efficienza.




