La domenica elettorale che seppellisce il macronismo e apre la sfida per le città francesi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’attesa, quella domenica in Francia, è stata resa ancora più esasperante dalla lentezza con cui i risultati si sono susseguiti, quasi a voler procrastinare un verdetto che, una volta cristallizzatosi, ha assunto i contorni netti di una cesura storica. Il macronismo politico, si può affermare senza timore di smentita, è morto e sepolto. Nessun partito, nemmeno Renaissance, che pure ne raccoglieva l’eredità più immediata e che oggi si ritrova guidato dall’ex primo ministro Gabriel Attal, può dirsi totalmente allineato al presidente uscente o, forse più gravemente, in grado di rivendicare una qualche rilevanza nell’attuale panorama. Questa frammentazione, già emersa con violenza alle legislative, trova ora una sua drammatica conferma anche in un contesto, quello delle amministrative, tradizionalmente più refrattario alle logiche degli schieramenti nazionali.

Un’astensione da record e il paradosso dell’opinione pubblica

Le elezioni comunali, che pure in Francia godono di una partecipazione tradizionalmente più calda rispetto ad altre scadenze, hanno registrato un’astensione che ha superato quota 40%. Un dato, questo, che assume i contorni di un vero e proprio record se si esclude il periodo eccezionale della pandemia, e che racconta di un elettorale sempre più distante dalle urne o, forse, in attesa di un’offerta politica che sappia intercettarne le inclinazioni. Eppure, il paradosso è evidente, se si considera che l’opinione di due terzi dei cittadini francesi converge ormai su posizioni assimilabili alla destra, in particolare per quanto riguarda temi sensibili come l’immigrazione, come del resto numerosi e concordi sondaggi hanno messo in luce. Da questo scollamento, tra il sentire comune e la rappresentanza istituzionale, potrebbe scaturire uno scenario di lungo periodo: nonostante l’evidente orientamento dell’elettorato, dalle urne municipali potrebbero infatti derivare altri anni di egemonia della sinistra nelle principali città dell’Esagono.

La partita decisiva per Parigi e il fronte anti-sinistra

A meno di una conversione repentina di quegli elettori di centrodestra rimasti inascoltati, o di una resipiscenza di quella fetta di cittadini che ha scelto di non recarsi alle urne al primo turno – e che quindi detiene di fatto la chiave del ballottaggio – lo scenario appare segnato. L’appuntamento elettorale del 22 marzo, che riguarda esclusivamente i comuni di una certa entità, diventa quindi il vero campo di battaglia. E Parigi, in questo contesto, rappresenta il trofeo più ambito. Dopo venticinque anni di amministrazione socialista, la capitale potrebbe cambiare volto grazie a un’inedita convergenza che vede l’intera destra, da Rachida Dati – ex ministra di Sarkozy prima e di Macron poi – ai radicali, passando per i macronisti di Horizons, coalizzarsi con un unico obiettivo: fermare il candidato socialista Emmanuel Grégoire. Una coalizione così ampia, che abbraccia l’intero arco che va dal centro alla destra, testimonia quanto sia alta la posta in gioco e quanto sia percepita, anche dalle forze moderate, l’urgenza di arginare un’egemonia progressista che in molti giudicano ormai avulsa dal sentire popolare.

Il punto di ascolto di Radio3 Mondo

Questo intricato panorama politico, fatto di alleanze tattiche e di un’astensione che parla più forte dei voti, sarà al centro della prossima puntata di "Radio3 Mondo", in onda lunedì 23 marzo alle 11 su Rai Radio 3. A condurre l’analisi sarà Anna Maria Giordano, che discuterà della deriva francese e delle sorprese attese per il ballottaggio con Anna Bonalume, docente di filosofia politica a SciencesPo Parigi e giornalista. Bonalume, forte di un dottorato in filosofia conseguito all’École Normale Supérieure di Parigi e di una lunga esperienza nelle redazioni internazionali, potrà offrire una chiave di lettura privilegiata per decifrare le dinamiche profonde di un voto che, dietro la complessità delle alleanze locali, sta ridisegnando gli equilibri di potere in vista delle presidenziali. L’attenzione, dunque, resta tutta concentrata su domenica prossima, quando il verdetto delle urne dirà se l’estrema frammentazione del primo turno lascerà spazio a una ricomposizione capace di arginare le sinistre o se, al contrario, la dissociazione tra opinione pubblica e rappresentanza si farà ancora più profonda.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.