Triestina, la sconfitta di Lecco seppellisce ogni speranza
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Redazione Sport
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Ancora un lunedì di parole, quelle che riecheggano nella testa dei tifosi, dopo un’altra sconfitta che si trasforma in un macigno. A Lecco, nonostante l’impegno profuso e una prova di valore contro una delle squadre più in forma del torneo, è arrivato il terzo ko consecutivo, un risultato che, unito alla condizione di partenza, spegne definitivamente ogni residuo barlume di speranza. L’ultimo posto in classifica, con quel pesante saldo negativo di due punti, è la fotografia cruda di una stagione segnata, fin dall’inizio, dalla severa penalizzazione di ventitré punti inflitta dalla federazione alla società, una condanna alla quale, nonostante tutto, la squadra aveva tentato di reagire.
Un campo stregato per tradizione
La tradizione, si sa, a volte è un’eredità pesante da portare, e il Rigamonti-Ceppi per i giuliani ne è la dimostrazione più plateale. Sedici incontri disputati a Lecco, zero vittorie, otto pareggi e otto sconfitte: numeri che, letti in un momento così delicato, assumono il sapore del destino. E deve averlo pensato anche l’allenatore, Ivone Tesser, al termine di una partita in cui i suoi, dopo aver costruito azioni, sfiorato il gol con un’incredibile traversa e visto un proprio marcatore annullato per fuorigioco, avrebbero meritato almeno il pareggio. Qualcuno, dalle parti alabardate, ha anche reclamato un rigore, mai concesso, ma la sostanza non cambia: la Triestina, quel punto, non l’avrebbe rubato.
La partita nel dettaglio
L’approccio della squadra è stato positivo, aggressivo, con il Lecco che, pur controllando il gioco attraverso le sue geometrie in mezzo al campo, ha dovuto temere sin dal primo minuto. Un tiro di D’Urso e, soprattutto, una potente fiondata di Crnigoj che si è schiantata sulla traversa dopo un quarto d’ora, hanno tenuto viva la speranza. Ma il calcio, si dice, è fatto di episodi e, in questa stagione sfortunata, quelli decisivi sembrano sempre andare dalla parte avversa. Il portiere Furlan, uno dei pochi a poter alzare la testa in questa annata difficile, ha prodotto una parata pesantissima, un intervento che vale come un gol, dimostrando ancora una volta la sua statura. Dall’altra parte, però, è bastato un rigore, una di quelle situazioni che capitano, per decidere la contesa a favore dei padroni di casa, i quali, pur non brillando, hanno saputo gestire il vantaggio fino al triplice fischio.
Il peso degli errori in una stagione già compromessa
Si parla di errori, inevitabilmente, in una gara così sottile, e quelli commessi sono risultati fatali. La buona prova collettiva, con alcuni tenori che hanno provato a cantare, si è infranta contro la concretezza lecchese. Il risultato finale, quel 1-0, chiude una partita ma anche, simbolicamente, un capitolo. La lotta per la salvezza, già di per sé improba dopo la penalizzazione, si può considerare archiviata, con la squadra che ora è chiamata a trovare, nelle rimanenti gare, la dignità e l’orgoglio per onorare una maglia che ha scritto pagine importanti nella storia del calcio italiano. Il cammino prosegue, anche se la meta è ormai irraggiungibile.




