Mosca minaccia Londra: «Colpiremo le vostre basi». E la tensione con la Nato sale alle stelle

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il clima tra l'Occidente e il Cremlino si è fatto improvvisamente più gelido, con Londra che si trova ora nel mirino diretto della retorica russa. La portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, ha lanciato un avvertimento che suona come una vera e propria minaccia: il Regno Unito, e le sue installazioni militari, potrebbero trasformarsi in un «obiettivo legittimo» per la Russia.

La dichiarazione, riportata dalle agenzie di stampa russe come Interfax e Tass, arriva in un momento di massima tensione, alimentato dalla decisione del governo britannico di intensificare il sostegno a Kiev fino a toccare un nervo scoperto del conflitto. A far precipitare la situazione è stata l'iniziativa del premier laburista Andy Burnham, che ha annunciato la condivisione di tecnologia sensibile per permettere all'Ucraina di produrre in proprio i missili da crociera a lungo raggio Storm Shadow, un'arma che finora era stata fornita direttamente da Londra e Parigi.

La minaccia di Zakharova e il dietrofront del Cremlino

Le parole di Maria Zakharova sono state durissime e prive di ambiguità. Secondo quanto dichiarato, la Russia si riserva il diritto di colpire «qualsiasi obiettivo militare e attrezzatura britannica in Ucraina e al di fuori di essa» come rappresaglia per gli attacchi condotti dalle forze ucraine contro il territorio russo utilizzando armi di fabbricazione britannica.

La portavoce ha accusato il Regno Unito e la Francia di «giocare con il fuoco», sottolineando che la responsabilità di una potenziale escalation ricadrebbe interamente sui governi occidentali che hanno scelto di alzare ulteriormente la posta in gioco. In un intervento che ha allargato il perimetro della minaccia, Zakharova ha anche ribadito che qualsiasi contingente militare straniero presente in Ucraina e capace di ostacolare l'«operazione militare speciale» russa diventerebbe automaticamente un obiettivo militare legittimo.

Tuttavia, a poche ore da queste esternazioni, dal Cremlino sono arrivate parole che sembrano aver cercato di gettare acqua sul fuoco. Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha infatti definito le voci di un presunto attacco russo contro la Nato come semplici «spauracchi», ribadendo che queste ricostruzioni non corrisponderebbero alla realtà. Un dietrofront che, se da un lato ha rassicurato i mercati, dall'altro non ha fatto che aumentare la confusione sulle reali intenzioni di Mosca.

Il fattore Trump e il ruolo della Cia

In questo quadro di crescente incertezza, si inserisce anche la figura del presidente americano Donald Trump che, come riportato da diverse fonti, ha cercato di smorzare gli animi fornendo rassicurazioni dirette sull'atteggiamento del Cremlino. Trump ha dichiarato di aver avuto «buone discussioni» con Putin, assicurando che la Russia non ha alcuna intenzione di attaccare i territori della Nato.

Una versione che sembra trovare parziale conferma nelle parole del capo dei servizi segreti russi per l'estero, Serghei Naryshkin, il quale ha definito la recente visita a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe, come un normale «incontro di lavoro» in cui non c'è stato nulla di insolito.

Secondo quanto anticipato dal Wall Street Journal, la missione di Ratcliffe avrebbe avuto proprio lo scopo di mettere in guardia Putin dall'intraprendere azioni avventate contro i Paesi dell'Alleanza atlantica, un'iniziativa che la Casa Bianca ha preferito ridimensionare definendola di «semi-routine».

Al di là delle diplomazie parallele, il dato di fondo resta una tensione che a livello di dichiarazioni ufficiali non accenna a diminuire, come dimostra anche l'annuncio del Regno Unito di accelerare la revisione dei propri piani di difesa nazionale, con una campagna informativa per la popolazione che invita le famiglie a fare scorte di cibo e acqua.

La risposta alla Coalizione dei Volenterosi

L'ultimo atto di questa escalation verbale è stato il vertice della «Coalizione dei Volenterosi», riunitasi a Kiev il 24 agosto in occasione del 35esimo anniversario dell'indipendenza ucraina. In quell'occasione, il premier britannico Burnham ha promesso a Volodymyr Zelensky non solo il trasferimento di licenze e componenti per i missili Storm Shadow, ma ha anche spinto per un ulteriore allineamento dei Paesi europei nel sostegno militare a Kiev.

La mossa è stata interpretata a Mosca come un tentativo di spingere sull'escalation per mettere fine a qualsiasi ipotesi negoziale, e la stessa Zakharova ha definito le esercitazioni annunciate dalla Coalizione per l'autunno nei Paesi Ue confinanti con l'Ucraina come una «esercitazione di occupazione», un altro passo verso il coinvolgimento diretto dei Paesi Nato nel conflitto. La tensione con Londra ha raggiunto così un nuovo picco, alimentata da una spirale di minacce e annunci che sembrano aver allontanato ancora di più l'orizzonte di una soluzione diplomatica.

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