La trappola della Tari “irregolare” che arriva via sms e prosciuga i conti correnti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Una notifica improvvisa sul display del cellulare, un messaggio dal tono secco che parla di «irregolarità» nella posizione relativa alla tassa sui rifiuti e, in molti casi, la reazione impulsiva di chi teme una sanzione o un aggravio. È questo il meccanismo – semplice ma efficace – su cui si basa l’ultima ondata di frodi digitali che sta colpendo diverse province italiane, con episodi concentrati in particolare nel bresciano, dal Garda alla Franciacorta, ma senza risparmiare altre aree come il Valdarno e le Marche. La tecnica, nota agli addetti come “smishing” (un incrocio tra sms e phishing), sfrutta l’urgenza e la presunta ufficialità di un ente impositore per indurre la vittima a compiere un passo falso, spesso senza che quest’ultima abbia il tempo di verificare la veridicità dell’avviso.
Il copione del raggiro: numeri sospetti e toni perentori
Il testo del messaggio, nei diversi casi segnalati, si ripete con variazioni minime. «La tua posizione Tari risulta irregolare. È richiesto un tempestivo contatto al numero [...] per evitare aggravamenti»: una frase costruita per generare apprensione, e lo fa utilizzando un linguaggio burocratico approssimativo ma credibile. Nel bresciano, ad esempio, il comune di Erbusco ha diffuso un avviso pubblico dopo che diversi residenti hanno riferito di aver ricevuto sms da un numero che inizia con 351, con l’invito a richiamare un altro recapito per «verificare la propria posizione». Nessuna di queste comunicazioni, precisa l’amministrazione, è stata autorizzata né dal comune né da alcuna società da esso incaricata. E il sospetto, suffragato da inchieste precedenti su analoghi raggiri, è che dietro il contatto si nasconda un tentativo di estorcere dati personali, credenziali bancarie o – più brutalmente – un bonifico immediato per saldare una presunta mora.
Dalla Franciacorta alla Valdarno: un’allarme che si ripete
Non si tratta però di un fenomeno circoscritto. A Laterina Pergine, in provincia di Arezzo, l’amministrazione comunale ha lanciato l’allarme dopo le segnalazioni di alcuni cittadini che avevano ricevuto il medesimo testo, completo del numero 8958009027 quale contatto di riferimento. Il meccanismo, in questa come nelle altre varianti, prevede quasi sempre un secondo passaggio: chi richiama si sente rispondere da un sedicente operatore o da una voce registrata che chiede di confermare i propri dati, magari inserendo un codice ricevuto via sms, oppure di effettuare un pagamento immediato per «sbloccare» la posizione. E qui, in molti casi documentati da precedenti inchieste, scatta la trappola: la somma viene prelevata, il conto viene svuotato o, più subdolamente, i dati finiscono in circuiti criminali che li riutilizzano per altre frodi.
Il doppio allarme a Jesi: sms e falso incidente in parallelo
A Jesi, nelle Marche, il campanello d’allarme è suonato due volte nel giro di poche ore. Il primo avviso riguardava telefonate di sedicenti appartenenti alla Guardia di Finanza che, con lo schema classico del «falso incidente occorso a un parente», tentavano di estorcere denaro soprattutto ad anziani. Il secondo, diffuso quasi in contemporanea, segnalava invece la comparsa dei messaggi sulla Tari – stavolta con oggetto inesistenti irregolarità sul pagamento della tassa rifiuti. Le due minacce, pur diverse nella forma, condividono la stessa strategia predatoria: creare uno stato di ansia o di emergenza che offuschi la lucidità della vittima, inducendola a violare le più elementari regole di prudenza. Nessuno dei comuni coinvolti ha mai delegato terzi alla verifica delle posizioni contributive via sms, né tantomeno richiesto contatti telefonici a numeri non istituzionali.
Perché lo smishing sulla Tari funziona (e come riconoscerlo)
L’efficacia di questa truffa, spiegano gli investigatori che si occupano di cybercrime, risiede in due fattori: la normalità del tributo (la Tari è una tassa che tutti pagano, e su cui sono frequenti i disguidi amministrativi) e la pressione psicologica della parola «irregolare». A differenza di altre frodi più fantasiose, questa non chiede subito un bonifico, ma invita a un contatto: un passaggio intermedio che abbassa le difese. Chi riceve l’sms non viene invitato a cliccare su un link (anche se esistono varianti con collegamenti), ma a telefonare, dando l’illusione di un rapporto diretto con un ufficio. I numeri utilizzati – come il 351 visto a Erbusco o l’8958009027 della Valdarno – sono spesso riconducibili a utenze virtuali o a servizi a sovrapprezzo, oppure a numeri geografici riconfigurati per l’intercettazione dei dati. La raccomandazione, ribadita dai vari comuni, è una sola: non rispondere, non richiamare e non fornire alcuna informazione. E in caso di dubbio, contattare direttamente gli uffici tributi attraverso i canali ufficiali – quelli che si trovano sul sito internet dell’ente o sugli atti cartacei già ricevuti in passato. La fretta, in questi casi, è l’alleata migliore del truffatore.




