Truffa sulla Tari, l’allarme si allarga: da Rimini alla Toscana arrivano gli sms ingannevoli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non accennano a diminuire, anzi, i tentativi di phishing che sfruttano il nome della tassa sui rifiuti per colpire i contribuenti; nelle ultime settimane, infatti, è stata la volta della Tari, diventata suo malgrado il pretesto per una nuova ondata di messaggi fraudolenti che stanno circolando in diverse regioni italiane. Il Comune di Rimini, come riportato dalle segnalazioni giunte all’amministrazione, ha lanciato un avvertimento preciso ai cittadini, spiegando che alcuni sms – i quali comunicano presunte anomalie sulla posizione del tributo con l’invito a contattare numeri di cellulare – non hanno alcuna correlazione con gli uffici comunali. Si tratta, spiegano dalla municipale romagnola, di una pratica ingannevolmente diffusa che mira a sottrarre dati sensibili o a far scattare costosi addebiti, sfruttando la nomea di un ente pubblico per abbassare le difese della vittima prescelta.

L’estensione geografica del fenomeno e il modus operandi

L’allarme non riguarda solo la riviera romagnola: il medesimo schema si è ripresentato in contesti geografici anche molto distanti tra loro. In Sardegna, ad esempio, l’Unione dei Comuni della Trexenta – insieme al Comune di Guasila – ha diffuso un avviso ufficiale dopo che diversi residenti hanno ricevuto messaggi sospetti, nei quali si chiedeva di regolarizzare presunte irregolarità contattando un numero verde. La dicitura dei messaggi, come osservato anche in altre inchieste giornalistiche, varia leggermente ma mantiene un identico meccanismo psicologico: si segnala una “posizione irregolare” o un “mancato pagamento”, creando un falso senso di urgenza e spingendo la persona a richiamare immediatamente. Le forze dell’ordine, interpellate su questi casi, ricordano che quei numeri sono spesso a tariffazione speciale, e una volta chiamati, il malcapitato rischia di vedersi prosciugato il credito telefonico o di finire nelle maglie di un tentativo di furto d’identità.

La situazione in Toscana e le precisazioni degli enti gestori

Un fronte caldo della vicenda si è aperto in Toscana, dove la maggior parte delle segnalazioni è confluita nelle casse dell’ente preposto alla riscossione. Plures Alia, la società che gestisce il servizio Tari in alcune province come Firenze, Prato e Pistoia, è stata tempestata di richieste da parte di utenti in allarme, spingendo l’azienda a rilasciare una dichiarazione ufficiale in cui si dissocia completamente da quegli sms. Nei comunicati diffusi dalla multiutility, si legge che i testi dei messaggi – come quello che recita testualmente “La posizione Tari risulta irregolare. È richiesto un tempestivo contatto al numero 8958009027 per evitare aggravamenti” – sono totalmente estranei alla società, la quale non utilizza canali simili per richiedere pagamenti o aggiornamenti catastali. Questa precisazione è fondamentale, perché chiunque riceva una comunicazione del genere deve sapere che i canali ufficiali per il disbrigo di queste pratiche sono altri, generalmente la posta elettronica certificata o la raccomandata cartacea.

Le difese istituzionali e i rischi per i contribuenti

Di fronte a questa emergenza silenziosa, i vari enti locali hanno risposto con un muro di trasparenza, cercando di arginare il fenomeno prima che potesse generare ulteriori vittime. Nel Napoletano, come in Emilia, i rispettivi uffici tributi hanno dovuto ribadire con forza che non inviano mai solleciti via sms, invitando la cittadinanza a diffidare di numeri che iniziano con prefix come 893 o 895, i quali nascondono quasi sempre insidie economiche. Il rischio concreto, spiegano gli inquirenti che hanno analizzato il fenomeno (senza per ora poter risalire ai diretti responsabili della piattaforma informatica utilizzata per inviare i messaggi), è duplice: da un lato la semplice chiamata al numero genera un addebito illecito sulla scheda telefonica; dall’altro, se la vittima cade nell’inganno più profondo e fornisce i propri dati bancari per saldare la finta cartella, si apre la strada a vere e propri svuotamenti di conto corrente.

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