La “benzina del sindaco” a 1,75 euro: il Comune di Valle Castellana sfida il caro carburanti
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Redazione Economia
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In un periodo storico in cui il rincaro dei carburanti sembra un destino ineluttabile, con i prezzi che tornano costantemente ad affacciarsi, e spesso a superare, la soglia psicologica dei 2 euro al litro, c’è una piccola isola felice nel cuore dell’Italia che sta dimostrando come un’alternativa sia possibile. A Valle Castellana, un borgo di poco più di 800 anime in provincia di Teramo, incastonato nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la benzina si trova a 1,75 euro al litro, e il gasolio a 1,89.
Il segreto non è legato a particolari sconti fiscali o a offerte promozionali, ma alla scelta coraggiosa dell’amministrazione comunale di rilevare e gestire direttamente l’unico distributore del territorio, trasformandolo in un servizio pubblico essenziale a tutti gli effetti.
Un modello nato per sopravvivenza
L’origine di questa esperienza virtuosa, che ormai richiama l’attenzione non solo dei residenti ma anche di pendolari e turisti, affonda le sue radici in una necessità concreta e drammatica. Nel 2018, dopo il terremoto che ha sconvolto il Centro Italia e di fronte allo spopolamento che da anni affligge le aree montane interne, il distributore privato del paese era sul punto di chiudere i battenti.
Una chiusura che avrebbe costretto gli abitanti, sparsi in quasi quaranta frazioni, a percorrere una ventina di chilometri per fare il pieno, un problema di non poco conto per una comunità che già fatica a trattenere i propri servizi. Il Comune, guidato dal sindaco Camillo D’Angelo, ha deciso di intervenire per scongiurare questa eventualità. La soluzione, apparentemente estrema, è stata quella di rilevare l’impianto e gestirlo in economia, acquistando il carburante tramite Consip e rivendendolo ai cittadini quasi a prezzo di costo.
Come funziona il risparmio alla pompa
La formula adottata dal Comune di Valle Castellana è estremamente trasparente e dirompente per le logiche di mercato tradizionali: il margine commerciale che costituisce il guadagno del gestore privato è stato semplicemente azzerato. L’amministrazione applica un piccolo rincaro simbolico sul prezzo di acquisto, necessario esclusivamente per far fronte alle spese vive di gestione, come l’energia elettrica per il self-service, la manutenzione dell’impianto e il sistema di videosorveglianza.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, o meglio, sotto il display delle colonnine: un risparmio che, secondo le stime, si attesta tra i 10 e i 20 centesimi al litro. Per un pieno medio di 50 litri, questo si traduce in una minore spesa che può arrivare fino a 10 euro, un sollievo non indifferente per le tasche di famiglie e lavoratori che utilizzano l’auto ogni giorno per spostarsi.
Un esempio che fa scuola
Quella che era nata come una misura per salvare un servizio si è rivelata un’iniziativa lungimirante che, suo malgrado, oggi appare ancora più attuale a causa del caro-carburanti che attanaglia il resto del Paese. La notizia della “benzina del sindaco” ha fatto rapidamente il giro dei social media e delle testate nazionali, attirando l’interesse anche di altre amministrazioni. Lo stesso sindaco Camillo D’Angelo ha raccontato che il Comune di Castelli, sempre nel Teramano, si è già informato sull’iter per poter replicare l’esperienza.
L’iniziativa, rivendicata dalla coalizione civica di centrosinistra che governa il paese, viene vista come un modello di pragmatismo amministrativo, una dimostrazione di come l’ente pubblico possa intervenire in modo concreto per contenere il costo della vita e sostenere un territorio a rischio spopolamento.
Numeri in crescita e prospettive future
Il successo dell’iniziativa non si misura solo in termini di risparmio per i cittadini. Contro ogni previsione che potrebbe dipingere la gestione pubblica come un costo per le casse comunali, i dati forniti dall’amministrazione raccontano una storia diversa. Le entrate del distributore sono letteralmente schizzate, passando dai 75.000 euro del 2024 a circa 500.000 euro nel 2025, e le prospettive per il 2026, grazie anche al crescente flusso turistico nell’area del Gran Sasso, sono ancora più rosee.
Se da un lato il modello di Valle Castellana resta legato alla peculiarità di un piccolo comune che ha saputo trasformare una debolezza in un punto di forza, dall’altro dimostra come sia possibile, con scelte amministrative mirate, restituire ossigeno a un’economia locale messa a dura prova dai rincari generalizzati.
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