Il ritorno dei turisti svizzeri dall’Oman e il caos nell’aeroporto di Dubai dopo l’intercettazione del drone
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Redazione Esteri
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Due voli speciali della compagnia Edelweiss, partiti oggi dall’Oman, stanno riportando a casa 404 passeggeri, tra i quali 215 cittadini elvetici, rimasti bloccati a seguito delle tensioni in Medio Oriente. I velivoli, decollati da Mascate e Salalah, sono attesi all’aeroporto di Zurigo Kloten rispettivamente alle 16.30 e alle 18.30, e rappresentano per molti turisti l’agognata via di fuga da una regione improvvisamente divenuta calda, se non altro dal punto di vista geopolitico. Questi collegamenti diretti, ha spiegato un portavoce della compagnia aerea all’agenzia Keystone-ATS, sono stati organizzati proprio per consentire il rientro a quanti, programmando una vacanza, si sono trovati loro malgrado invischiati in una situazione ben più complessa di una semplice pioggia battente. La mossa della Svizzera, va detto, segue di poche ore le scelte di altri paesi europei, e si inserisce in un quadro di crescente difficoltà per l’aviazione civile internazionale, con rotte che si allungano, scali che chiudono e costi che lievitano in modo esponenziale.
Il conflitto si abbatte sul traffico aereo: Dubai ferma, prezzi alle stelle
La chiusura dello spazio aereo in ampie porzioni del Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz, conseguenza diretta dell’inasprirsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran con Trump tornato alla Casa Bianca che ha riacceso le ostilità, stanno producendo effetti a catena sull’intero sistema dei trasporti. Il caso più eclatante è quello dell’aeroporto di Dubai, lo scalo più trafficato al mondo per traffico internazionale, dove le operazioni sono state temporaneamente sospese questa mattina intorno alle 9.00. La decisione, hanno fatto sapere le autorità, è stata presa “per la sicurezza dei passeggeri, del personale aeroportuale e degli equipaggi”, dopo che la difesa aerea ha intercettato un oggetto nelle vicinanze; i video diffusi sui social, e prontamente ripresi dalle agenzie, mostravano del fumo alzarsi in prossimità delle piste, anche se fonti ufficiali hanno successivamente parlato di un frammento caduto in zona, cercando di ridimensionare l’accaduto. Emirates, la principale compagnia della città, ha dapprima sospeso tutti i collegamenti e poi ripreso in maniera parziale e a singhiozzo le partenze, generando un caos indescrivibile nella hall con migliaia di viaggiatori in attesa di un aggiornamento che tarda ad arrivare. L’effetto immediato, al di là dei disagi per chi si trova fisicamente in aeroporto, è un’impennata dei prezzi dei biglietti sulle rotte che collegano l’Europa all’Asia: in alcuni casi, come sulla tratta Singapore-Milano, il costo è schizzato da 254 a 1.876 euro nel giro di ventiquattr’ore, con incrementi che sfiorano il 900%. Gli analisti del settore prevedono rincari strutturali nell’ordine del 20-30% anche per il medio periodo, dovuti non solo alla chiusura di alcune rotte ma anche al vertiginoso aumento del prezzo del carburante, il cui approvvigionamento via mare attraverso il Golfo è divenuto a dir poco problematico. Il rischio concreto, insomma, è che volare diventi un lusso per pochi, con tariffe fuori mercato che penalizzeranno soprattutto chi deve rientrare in fretta e furia da aree considerate improvvisamente a rischio.
Venezia e il turismo: l’onda lunga della crisi arriva in Laguna
Se l’Oriente brucia, le ripercussioni si avvertono anche in Italia, e non solo in termini di costi dei voli o di cittadini da rimpatriare. Il riverbero del conflitto arriva fino a Venezia, dove il settore alberghiero, già provato da flussi turistici altalenanti, inizia a registrare le prime avvisaglie di un possibile tracollo. La città lagunare, pur rimanendo una meta ambita e percepita – per ora – come sicura, sta sperimentando un’incrinatura nella fiducia dei visitatori, specialmente di quelli provenienti dai mercati asiatici e statunitensi, che rappresentano una fetta importante del turismo di lusso. Le disdette piovono sugli hotel, come gocce di una pioggia che minaccia di trasformarsi in un nubifragio, e i registri delle prenotazioni mostrano buchi neri che fino a poche settimane fa erano impensabili. È un’incertezza che serpeggia tra gli operatori, i quali si trovano a fare i conti non solo con la concorrenza delle mete alternative, ma anche con la paura, quella dei potenziali clienti che decidono di rimandare il viaggio. Da parte di Federalberghi e delle associazioni di categoria, ovviamente, l’attenzione è concentrata sulla crisi umanitaria in atto, ma non si può ignorare che l’industria dell’ospitalità veneziana rischi di pagare un prezzo altissimo per un conflitto che geograficamente è lontano, ma economicamente fin troppo vicino.
Turisti nell’occhio del ciclone: l’odissea per tornare a casa
Dietro i numeri e le analisi economiche, ci sono le storie di centinaia di famiglie in difficoltà. Non solo i 404 svizzeri in volo sull’Edelweiss, ma anche molti italiani che in queste ore stanno vivendo un piccolo calvario per cercare di riabbracciare i propri cari. La Farnesina, attraverso la sua Unità di crisi, monitora costantemente la situazione, e i numeri dei connazionali presenti nell’area sono in lenta diminuzione: si è passati da 5.863 a 5.295 negli Emirati, mentre in Oman il dato scende da 1.364 a 1.173, segno che qualcuno sta riuscendo a partire. Ma la strada per casa è irta di ostacoli. C’è chi, come tre famiglie romane bloccate alle Seychelles con sei bambini, ha visto cancellare il volo di ritorno che faceva scalo ad Abu Dhabi e si è trovato davanti a tariffe folli per una nuova sistemazione: 4.800 euro per quattro persone su un volo con scalo in Etiopia, o addirittura 8mila euro per altre soluzioni. Una cifra, quest’ultima, che suona quasi come una beffa per chi deve semplicemente tornare a casa, e che solleva più di un interrogativo sulla trasparenza delle politiche tariffarie in situazioni di emergenza. La guerra, con la sua violenza, si manifesta anche così: in un prezzo ingiusto, in un attesa snervante in aeroporto tra migliaia di persone sconosciute, nel suono di una difesa aerea che intercetta droni nemici sopra una pista di atterraggio.




